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"Sir Giorgio torna a casa": 9 anni fra lavoro, gioie, dolori, "maremoti politici" e critiche

"Sono contento di tornare a casa. Al Quirinale si sta bene, e' tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco". Le ultime parole di Giorgio Napolitano nella veste di Presidente della Repubblica, prima delle dimissioni ufficiali e il ritorno nella sua vecchia casa, nel Rione Monti.

Classe 1925, 89 anni, nove lunghi anni di intensa attività al Quirinale come garante della Costituzione e delle riforme. La prima volta nella storia della "nostra" Repubblica che la massima carica dello Stato decide, per sua spontanea volontà, di lasciare la poltrona più ambita. La seconda volta che un Capo dello Stato lascia l'incarico massimo; il precedente risale a più di cinquant'anni fa, quando una grave malattia spinse Antonio Segni, deceduto poco tempo dopo, ad andare via. "Correva l'anno 2006": l'Unione di Romano Prodi vinse di misura le elezioni contro La Casa delle Libertà. Silvio Berlusconi non si arrende facilmente e chiede ripetutamente il conteggio delle schede per accertarsi dell'effettivo risultato elettorale. "Un tormentone durato alcuni giorni al quale si affiancò un altro tormentone": la partita per il Colle. L'ex Cavaliere ha fatto più volte il nome di Gianni Letta, suo braccio destro e più volte Sottosegretario a Palazzo Chigi, rispedendo letteralmente al mittente il nome di Massimo D'Alema, proposto dalla segreteria dei Democratici di Sinistra. Al nome di Giorgio Napolitano, centrodestra che si schiera compatto per dire il suo secco NO, invocando quell'accordo, quell'unanimità di sette anni prima, in occasione dell'elezione di Carlo Azeglio Ciampi. Dopo diversi tentativi di trovare un'intesa, impossibile allo stato dei fatti, il senatore Giorgio Napolitano al 4' scrutinio viene eletto undicesimo Presidente della "nostra" Repubblica.

Un Presidente visto con diffidenza dalle forze d'opposizione, poi pian piano si è guadagnato tutte le simpatie del caso a tal punto da essere rieletto con larghissima maggioranza nell'aprile di due anni fa. I nomi di Franco Marini e Romano Prodi, proposti dall'ex segretario del PD, Pierluigi Bersani, furono bocciati dal voto in seduta comune di Camera e Senato. A Napolitano fu chiesto dalle forze politiche, vista una crisi economica senza fine e una destabilizzazione politica ormai palese, la disponibilità ad assumere un secondo mandato. Fuori Montecitorio si invoca Stefano Rodotà, dentro il palazzo, Bersani si "mette le mani in testa" per la fine dolorosa della sua leadership politica. Napolitano rieletto, ma mandato a termine, come lui stesso tende a sottolineare nel tradizionale discorso di insediamento. Un Presidente che rivarca le porte del Colle più alto ma, già a partire dalla fine del 2011, ha iniziato a perdere un pò di consensi fra gli italiani, i malumori non mancano. Diversi elettori "rinfacciano" allo stesso "Sir Giorgio" l'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi, all'inizio il "Salvatore" dopo le delusioni dell'ultimo Governo Berlusconi e un paese sull'orlo del baratro, successivamente l'unico responsabile del mega disastro, firmato Elsa Fornero, su welfare e pensioni. "La vicenda dei nostri Marò, gestita malissimo dallo stesso esecutivo tecnocratico, l'amara goccia che ha fatto traboccare un vaso già stracolmo di dolori e lacrime". La nascita del Governo Letta, il 28 aprile 2013, l'inciucio che fa tanto arrabbiare, spazientire e tensione alle stelle quando scoppia il caso Berlusconi. L'ex Premier condannato in via definitiva per frode fiscale e l'incubo, da molti assaporato, di un Colle che potesse addirittura concedere la grazia all'ex "inquilino" di Palazzo Chigi. La defenestrazione politica di Enrico Letta, da parte del suo stesso partito nel febbraio di un anno fa, la nascita del primo Governo guidato da Matteo Renzi, secondo esecutivo non deciso dalle urne, e Napolitano soprannominato dai malcontenti, Movimento 5 Stelle in primis una parte della critica giornalistica, "Re Giorgio", "colpevole morale" di essere il padrone assoluto della situazione italiana, senza ricorrere più al voto, espressione massima della volontà popolare.

"Nel bel mezzo di questo terremoto politico, vecchie inquietanti ombre del passato tornano a farsi sentire". L'inchiesta giudiziaria della magistratura di Palermo, sulla presunta trattativa Stato-Mafia. Un biennio, il periodo 1992-1994, fatto di stragi portate purtroppo a termine (l'uccisione dei magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), stragi mancate (l'attentato in Via Ruggero Fauro, quartiere Parioli, al giornalista Maurizio Costanzo, vivo per miracolo), e bombe intimidatorie (Via Palestro a Milano, Firenze, Roma- Piazza San Giovanni e San Giorgio al Velabro). Napolitano, Presidente della Camera all'inizio di quel periodo nero e buio, macchiato anche dallo scandalo "Tangentopoli", chiamato a testimoniare e interrogato dai stessi giudici palermitani. Testimonianza depositata e trascritta lo scorso ottobre. Prima di quella testimonianza un grande dolore per il "nostro" Presidente; la scomparsa del magistrato, suo amico e Consigliere per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia, Loris D'Ambrosio, stroncato improvvisamente da un infarto nel luglio di tre anni fa.

Nove anni di intenso lavoro con l'unico fine di garantire il pieno rispetto della Costituzione, fra riforme portate a termine, riforme mancate o che dormono ancora nel cassetto, gioie, dolori, difficoltà e critiche dall'esterno, anche feroci, sul suo operato. Un Capo dello Stato in mezzo fra chi lo ha sempre elogiato, Europa e Stati Uniti, e chi non gli ha fatto mancare il suo disappunto. Pagine e pagine scritte su una personalità politica che lascia e passa il testimone al suo erede. Il dopo Napolitano? Il bello deve ancora arrivare e, visto il precedente caotico e spiacevole di due anni or sono, la chiamata al voto per Camera, Senato e delegati regionali, sarà la partita più dura. Il successore di "Sir Giorgio", il vero esame di maturità per la classe politica più criticata degli ultimi 50 anni.

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