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Giorgiana Masi: “delitto senza un perché lungo 40 anni”

Foto Giorgiana MasiStudentessa al liceo scientifico Louis Pasteur di Roma. 19 anni. Si chiamava Giorgina Masi, per amici e familiari Giorgiana.

Roma, Piazza Giuseppe Gioacchino Belli. Si sta svolgendo una manifestazione organizzata dal Partito Radicale. A questo sit-in si uniscono membri della sinistra extraparlamentare ed esponenti di Autonomia Operaia, armati di pistola. Alcuni giorni prima, l’Onorevole Francesco Cossiga, all’epoca Ministro dell’Interno del Governo Andreotti, aveva deciso la proibizione di tutte le manifestazioni politiche, nella capitale in primis e nel resto del Lazio. “Il clima di violenza che si respirava era molto alto”. Il rischio di scontri con le forze dell’ordine da codice rosso. Il Comitato Interministeriale per la Sicurezza, presieduto dallo stesso Andreotti, accolse la richiesta di Cossiga, appoggiata senza dubbi anche dal primo forte oppositore della DC, il Partito Comunista Italiano. Tuttavia, gli stessi radicali decisero di non ascoltare il titolare dell’Interno e, in risposta a questa decisa negazione, manifestarono senza timori. Gli scontri, però, furono in agguato. Un proiettile, calibro 22, parte all’improvviso e colpisce all’addome la giovane Giorgiana. Trasportata in ospedale, muore subito dopo. Accadde il 12 maggio 1977.

Foto lapide memoria Giorgiana MasiChi è stato a sparare quel colpo di pistola? Un quesito che, ancora oggi che siamo nel 2017, deve trovare una risposta. “Risposta che, molto difficilmente, arriverà”. Le accuse rivolte contro carabinieri e poliziotti, fioccarono come chicchi di grandine. Le forze di sinistra e di estrema sinistra, chiesero a squarciagola le dimissioni di Cossiga dal Ministero dell’Interno. “Il destino li ha accontentati un anno dopo”; nel maggio 1978, ritrovato il corpo senza vita dell’Onorevole Aldo Moro all’interno del portabagagli di una Renault 4 Rossa parcheggiata in Via Caetani, in seguito alle feroci polemiche espresse sullo svolgimento di indagini e ricerche dello storico leader democristiano, Francesco Cossiga fu costretto a rassegnare le dimissioni dal Viminale. Il Governo italiano, in seguito anche a quanto le indagini condotte sul maledetto pomeriggio del 12 maggio 1977, non escluse che Giorgiana Masi potesse essere stata colpita da fuoco amico, partito accidentalmente dalla mano di un manifestante di estrema sinistra. Tutte ipotesi, illazioni che non hanno trovato alcun riscontro reale. “Non solo la povera, sfortunata studentessa”. Nel corso di quello stesso sit-in, fu seriamente ferita la manifestante Elena Ascione e il sottoufficiale dei carabinieri, Francesco Ruggero. Il giudice istruttore dell’epoca fu costretto ad archiviare le indagini, in quanto assenti prove schiaccianti o gravi indizi di colpevolezza a carico di responsabili. Mai scoperto e assente anche il nome di chi fece fuoco, stroncando la giovane studentessa romana. “Nome che resterà sconosciuto”. Il 09 maggio 1981, a quattro anni esatti dal tragico evento, il giudice Claudio D’Angelo scrisse le motivazioni della stessa archiviazione: “È netta sensazione dello scrivente che mistificatori, provocatori e sciacalli (estranei sia alle forze dell'ordine che alle consolidate tradizioni del Partito Radicale che della non-violenza ha sempre fatto il proprio nobile emblema), dopo aver provocato i tutori dell'ordine ferendo il sottoufficiale Francesco Ruggero, attesero il momento in cui gli stessi decisero di sbaraccare le costituite barricate e disperdere i dimostranti, per affondare i vili e insensati colpi mortali, sparando indiscriminatamente contro i dimostranti e i tutori dell'ordine”. Parole che hanno scagionato, di fatto, le forze di polizia da ogni tipo di accusa, puntando l’indice contro i “rivoluzionari-manifestanti”, senza però fare il nome e cognome del responsabile o dei responsabili del fatale colpo. La famiglia Masi, purtroppo, resta senza una verità ed una giustizia. Passano gli anni, i genitori di Giorgiana muoiono, muore anche il loro avvocato di fiducia.

Una tenue speranza che luce, chiarezza degli avvenimenti e verità possano emergere, giunge 21 anni dopo. 1998, Università La Sapienza di Roma. Una pistola di vecchio calibro, completamente arrugginita, fu ritrovata in un’intercapedine di un bagno vicino agli uffici del Rettorato. Il fatto si verificò, esattamente, dopo una serie di lavori svolti da Polizia e DIGOS che in quel momento stavano facendo importanti sopralluoghi e rilievi per indagare su un altro delitto; l’uccisione di Marta Russo. Studentessa di giurisprudenza, 22 anni, colpita a morte da un proiettile il 09 maggio 1997. Un altro drammatico caso che, seppur nato in una condizione e periodo storico completamente diverso rispetto ai bui anni ’70, scriverà bruttissime pagine della cronaca nera italiana. Il sospetto che la Beretta Serie 70, ritrovata e non usata da parecchio tempo, potesse essere proprio quella che uccise Giorgiana Masi, si insinuò prepotentemente. Purtroppo, anche quell’indagine non fu sufficiente per scrivere la verità dei fatti sulla tragica morte. Le perizie balistiche, i confronti fatti con tutti proiettili calibro 22 usati, portarono al nulla di fatto. Francesco Cossiga, personaggio politico al centro di aspre critiche, polemiche e scontri, soprattutto dopo i casi Masi e Moro, è diventato Presidente della Repubblica, incarico rivestito per 7 anni, dal 1985 al 1992. Al termine del mandato Presidenziale, si sedette in automatico sulla poltrona di Senatore a Vita. Interpellato diverse volte sul delitto Masi, dieci anni fa al Corriere della Sera lo stesso ex Presidente della Repubblica, dichiarò: “la verità la sapevamo in quattro: il Procuratore di Roma, il Capo della mobile, un Maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l'ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la dirò in pubblico per non aggiungere dolore a dolore” (Fonte: Corriere della Sera- 25 gennaio 2007). Perchè il Senatore a vita, Francesco Cossiga, anche a distanza di 30 anni non ha voluto dire chi ha sparato e ucciso la 19enne studentessa romana? Questo il quesito che ha invaso la mente dei perplessi! Nel 2010, esattamente il 17 agosto, Francesco Cossiga muore al Policlinico Gemelli di Roma. Uno dei simboli, giudicato da molti il più discusso e controverso, della nostra storia politica si ritira e congeda irreversibilmente dal percorso terreno. Sulla morte di Giorgiana Masi, sul sequestro ed uccisione del Presidente DC, Aldo Moro, cala definitivamente il silenzio più totale. Da 39-40 anni, la parola verità è un puro miraggio e gli italiani di buon senso sperano di poterla, un giorno, conoscere. Chi ha ucciso Giorgiana, non potrà mai essere punito. Anche qualora uscisse fuori dal cilindro il nome del carnefice, essendo un omicidio di matrice colposa, avvenuto accidentalmente, interviene uno dei più terribili e odiati “salvagenti”: la prescrizione, scattata già da qualche anno.

Foto libro Giorgiana Masi  giornalista Concetto VecchioQuesta sera presso Casetta Rossa, nel cuore del popolare quartiere capitolino della Garbatella, sarà presentato il libro del giornalista e scrittore, Concetto Vecchio, dedicato proprio al mistero con la M maiuscola sulla tragica scomparsa della studentessa 19enne. “Giorgiana Masi: indagine su un mistero italiano”. (GIORGIANA MASI: indagine su un mistero italiano) Il titolo del libro scritto da Vecchio. Con il prezioso aiuto del racconto storico-fotografico firmato da Tano DAmico, saranno ripercorse le tappe più significative di quel tragico 12 maggio 1977. Cosa è veramente accaduto e perché?

Giorgiana Masi: “delitto senza un perché lungo 40 anni”. “Il mistero, ancora una volta, ha vinto su verità e giustizia”.

 

 

 

 

 

 

 

Foto: Wikipedia.org e pagina Facebook No Bavaglio- liberi di essere informati

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