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Crisi Unità: “prosciolto giornalista Carlo Patrignani”

LUnit foto giornaleNuova Iniziativa Editoriale S.r.l. Trattasi dell'ex società che ha governato per diverso tempo, 13 anni per esattezza, l’Unità.

Storico quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci. Il principale canale d’informazione del defunto Partito Comunista Italiano e che ha attraversato tappe importantissime della nostra storia; dal lungo periodo fascista fino a tutto il periodo post Seconda Guerra Mondiale, culminato con una Guerra Fredda e l'intensa attività del più grande Partito Comunista d'Occidente, "odiatissimo" dagli USA e in dialogo con Mosca. Con la svolta della Bolognina, successivamente giornale di punta della vecchia Sinistra Diessina, PDS e DS, e di quel Partito Democratico, era pre-Renziana, che ormai ha tolto baracche e burattini, sloggiando definitivamente da Via di SantAndrea delle Fratte. Dal 2015 il glorioso giornale è gestito dalla Nuova Società Unità, ma la gloria di un tempo, quella con la G maiuscola, si trova al museo dei ricordi. Se provassimo per un attimo a giocare al cruciverba e, come soluzione, decidessimo di scegliere una F verticale, aggiungendo la domanda: “è stato l’amministratore delegato della società editoriale dell’Unità”, l’unico nome che verrebbe in mente è Fabrizio Meli.

Manager, ex amministratore delegato della stessa NIE, entrato nel CDA del leggendario giornale con l’ingresso di Renato Soru, conosciuto patron di Tiscali. LUnità per anni ha raccontato vita ed attività politica della sinistra comunista, progetti politici di successo come la nascita di PDS prima e Ulivo dopo con la guida di Romano Prodi. Progetti di belle speranze e poi andati in fumo come l'Unione; coalizione di centro-sinistra che permise al Professore bolognese di sconfiggere nuovamente, nel 2006, Silvio Berlusconi nella corsa a Palazzo Chigi per poi naufragare con la caduta dello stesso Governo nel gennaio 2008. Scontri, momenti difficili che hanno “animato”, diciamo così, la vita di una sinistra italiana da molti rimpianta e che oggi, francamente, non c’è più o, a voler essere più precisi, è tutta da ricostruire. 1989; anno storico in cui, causa la crisi dell’Unione Sovietica, caddero il Muro di Berlino e i diversi regimi totalitari di stampo comunista esistenti in quel tempo. In Italia, a seguito dello stesso indebolimento dell’URSS che si dissolse del tutto, uscendo definitivamente di scena il 26 dicembre 1991, l’ultimo Segretario PCI, Achille Occhetto, decise di scrivere la parola FINE al partito della Falce e del Martello, dando così vita ad una nuova realtà politica sempre di sinistra, ma chi doveva ispirarsi ai principi del socialismo democratico, progressista e riformista. Nonostante questo cambio epocale di non poco conto sotto l'aspetto politico, l’Unità ha avuto il grande pregio di mantenere intatta quell’impronta di sinistra che le ha permesso di continuare ad esistere ed informare, con altrettanto seguito e successo, per altri lunghi 23 anni. Nel 2014 la storia di questo quotidiano inizia ad incontrare sulla sua strada "venti a lei sfavorevoli", respirando un'aria che inizia a farsi pesante. Come purtroppo è accaduto a molte altre realtà editoriali-giornalistiche italiane, la crisi economico-finanziaria si abbatte anche sulla "creatura" di Antonio Gramsci.

Perché si è arrivati a questo punto? Una mala gestione manageriale, aggravata da business plan o investimenti poco convincenti? Questi i quesiti che sfiorerebbero le menti dei padri con la diligenza del buon padre di famiglia. La crisi dell’Unità calca ultimamente lo scenario mediatico. Per Huffington Post e la rivista Formiche.net, il giornalista e blogger Carlo Patrignani, ex redattore dell’AGI, si è molto occupato di questa vicenda. Un lungo lavoro di analisi, indagine che è costato a Patrignani una querela per diffamazione con il mezzo della stampa. L’accusa specifica è aver fatto una serie di critiche, all’indirizzo dell’ex amministratore delegato di NIE, Fabrizio Meli, sul suo operato ai tempi in cui stava ai vertici della società. Critiche ritenute, ovvio, da quest’ultimo lesive della sua reputazione. A questo si aggiunge un altro capo d'accusa da parte di Meli: la piena covinzione, letteralmente smentita dalle indagini e dalla difesa presentata dal legale di Patrignani, che dietro gli stessi servizi redatti ci fosse un interesse professionale specifico scaturito dal rapporto d'amicizia e professionale fra il giornalista e Matteo Fago, all'epoca azionista di maggioranza di NIE, responsabile anche della Casa Editrice L'asino d'oro con la quale Carlo Patrignani pubblicò un suo libro qualche anno fa.

Possibile che nessun organismo sindacale, interno ed esterno all'Unità, si è mai accorto delle falle, glissando addirittura sulla guida, elemento decisivo per la vita di un quotidiano, ossia la gestione manageriale? (Huffington Post- 14.6.2014)

Oppure, l'Unità aspetta con il fiato sospeso un imprenditore serio e intelligente, intelligentemente serio, che la traghetti fuori dalle sacche del nefasto fallimento, dove è finita per scelte scellerate di un management che, a detta del Cdr, non ha saputo fare il suo mestiere….Voci e illazioni dicono di una richiesta fatta dalla Santanchè ai due liquidatori incaricati della liquidazione della NIE, la società editrice guidata da Fabrizio Meli, che ha accumulato perdite tra i 20 e i 22 milioni di euro. (Formiche 8.7.2014)

Il bollettino medico parla infatti di malore indotto dal virus malefico della incompetenza manageriale abbinato spesso a scarsa vitalità della direzione, e non di coma irreversibile. Sta solo un po' male l'Unità [...]

(Formiche- 14.7.14)

Stato drammatico dell'Unità, come determinato da una gestione manageriale non all'altezza, da una gestione finanziaria allegra da una escalation di nomine, nella direzione del giornale, esterne ben pagate e dai risultati, visto il calo di copie, poco brillanti. (Formiche- 24.7.14)

Carlo Patrignani foto giornalistaQuesti alcuni stralci degli articoli “incriminati”, secondo il piano accusatorio messo in piedi da Fabrizio Meli tramite i suoi legali. Qualora fosse stato giudicato in sede dibattimentale e condannato, Carlo Patrignani avrebbe rischiato, ai sensi dell'art. 595 c.p. una sanzione che prevede l'arresto e il pagamento di un'ammenda. Il GIP Annalisa Marzano, su richiesta del pubblico ministero, ha stabilito che non vi è alcun requisito per procedere contro il collega Patrignani. “Sentite le parti ed esaminati gli atti ed in particolare gli articoli oggetto di doglianza, appurata l'esattezza del notorio dissesto finanziario della testata giornalistica comprovante la verità della notizia, rilevato che i toni e i commenti seppur vivaci ed aspri, usati nei suoi articoli dal Patrignani, sono peraltro indirizzati nel loro complesso ai responsabili e al management della società di riferimento; rilevato quindi che queste espressioni sebbene aspre rientrano perfettamente nei parametri del diritto di critica oltre che di cronaca espressi dal Patrignani nei suoi “pezzi giornalistici” non avendo mai trasmodato i limiti della continenza, richiamati infine i motivi addotti dal PM nella sua richiesta di archiviazione, ha disposto l'archiviazione del procedimento. E, di conseguenza, ha rigettato la stessa opposizione del Meliavversa alla richiesta di archiviazione richiesta al Gip dal PM Nadia Plastina, secondo cui i “pezzidel giornalista indagato sulle vicende del quotidiano l'Unità, il cambio di proprietà e i problemi finanziari sono scriminati dal diritto di cronaca. I commenti sono vivaci non per ciò solo oltrepassanti la continenza anche perché le espressioni usate non trasmodano nè il tema della notizia nè la correttezza formale”.

Nessuna forma di critica riconducibile ad un fatto costituente reato. Restituiti dignità ed onore a diritto di critica e cronaca. Carlo Patrignani vede allontanarsi lo spettro della disavventura giudiziaria e il buon giornalismo trionfa sul mal costume, tipicamente italiano, del “tentato bavaglio” agli operatori dell’informazione. “Querele e querele temerarie “stecchite” con il raid”.

 

 

 

 

 

Nella seconda foto in basso a sinistra, il giornalista Carlo Patrignani

 

Fonte foto: profilo Facebook Carlo Patrignani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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