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“Quando Bettino "spazzò via" l’ingerenza USA”

Il NO al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un “passo indietro” per gli investimenti stranieri in Italia”.

Queste le parole, pronunciate tre giorni fa, dall’Ambasciatore americano in Italia, John Phillips, che ha avuto l’infelice idea di esprimere una sua personale analisi sulle possibili conseguenze che potrebbero sorgere in caso di un’eventuale vittoria del NO al referendum del prossimo ottobre e il totale dissendo del popolo italiano sia verso la Riforma costituzionale che verso la nuova legge elettorale, l’Italicum, entrambe messe in piedi dal Governo di Matteo Renzi. Frasi non digerite dalle opposizioni, Forza Italia in primis, che punta l’indice contro gli Stati Uniti, “rei” di ficcare il naso nelle questioni interne nostrane, ancora una volta. L’ex Segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, sferra un "colpo duro" all'indirizzo dello stesso rappresentante diplomatico: “sono cose da non credere. Per chi ci prendono? Qui c’è una cosa di fondo: aver allestito un appuntamento come fosse un “giudizio di Dio”, darà fiato alla speculazione finanziaria e a tutti quelli che vogliono mettere mano sul nostro destino. Chi può deve raffreddare questo clima. Perché il giorno dopo il referendum, sarà tutto come il giorno prima. Con lo stesso governo e con gli stessi problemi. Teniamo i piedi per terra”. Il problema dell’ingerenza del Grande Continente a stelle e strisce sulle “questioni italiche” non è nuovo, come non nuovo l’atteggiamento di genuflessione o semi-genuflessione del nostro stivale al volere americano, a prescindere dal vento che soffia o dalla tramontana che si respira al momento. Lo storico Franco Cardini, nel corso di un’intervista rilasciata e pubblicata su Intelligonews, parla di “scorrettezza enorme”, spiegando che Phillips meriterebbe di essere rimosso dall’incarico. “Non è un grave errore. E’ semplicemente una scorrettezza enorme, inaudita perché un diplomatico di un Paese straniero non si può permettere di entrare in queste questioni per nessun motivo. In ogni caso, poi, si tratta di un diplomatico di un Paese che in questo momento, a sua volta ha una fase delicatissima perché sta per affrontare elezioni molto difficili con candidati nessuno dei quali è entusiasmante per universale parere. Aggiungo che se la diplomazia americana non fosse quella che è e l’Italia non fosse il “Paese di Pulcinella” che è, sarebbe una gravissima ingerenza; roba da chiedere al governo statunitense di riprendersi questo ambasciatore o da allontanarlo unilateralmente. Cosa che in diplomazia si può fare”. Parole chiarissime, altrettanto chiari due fatti: John Phillips, sicuramente, resterà al suo posto consapevole di avere con se, "evitanto di affogare in acqua", una doppia “ciambella di salvataggio”: l’Italia e il suo esecutivo, da lungo tempo critici solo con l'uso del "Sì bemolle", per niente capaci di alzare la voce come si dovrebbe contro le intromissioni di uno Stato straniero nei suoi affari interni. Solo una volta, come la storia ci racconta, il nostro paese ebbe il coraggio di fare il “giusto strillo” agli USA, dopo un suo ennesimo tentativo di ingerenza.

Ottobre 1985; assalto alla nave italiana Achille Lauro. Diretta dall’Egitto verso Israele, fu presa d’assalto da un gruppo di terroristi filopalestinesi, appartenenti alla fazione filosiriana FPLP. Abu Abbas, entrato in scena in un primo momento come mediatore, durante le difficilissime ed intricate trattative per la liberazione degli ostaggi, risultò poi essere il leader di questo commando che, salito sulla nave con dei passaporti falsi, sequestrò tutti i passeggeri, prendendo di mira, soprattutto, persone con passaporto sia israeliano che statunitense. Fra questi spuntò un nome in particolare, Leon Klinghoffer. Cittadino disabile americano di religione ebraica, l’unico ad aver avuto il coraggio di reagire al commando di terroristi durante i terribili momenti del sequestro. “Reazione che pagò a caro prezzo”: Klinghoffer fu ucciso e gettato in mare, all’altezza di Tartus.

Fu così che ci fu il primo, vero scontro internazionale fra Italia e Stati Uniti d’America; uno scontro senza precedenti, che vide come protagonisti un Presidente del Consiglio da un lato, Bettino Craxi, il Presidente USA di allora, Ronald Reagan, sull’altra sponda. L’apice dello scontro avvenne in Sicilia, esattamente a Sigonella, dentro l’Aeroporto militare Cosimo di Palma, lato est della conosciuta Base militare NATO. Qui vi atterrò un Boeing 737 della linea egiziana, EgyptAir, con a bordo i componenti del noto commando terroristico: Abu Abbas e Hani el Hessan. Questi salirono su quest’aereo, preso come velivolo di Stato su decisione del Governo egiziano e del Presidente Hosni Mubarak, il quale durante le trattative cercò di “addolcire” le posizioni di USA e Italia, proponendo un “salvacondotto” a favore dei componenti del commando terroristico. Perplessità USA all’ennesima potenza, il Governo italiano accettò la proposta a patto che non fossero state ferite o uccise alcune delle numerose persone presenti e sequestrate a bordo dell’Achille Lauro. Accadeva ciò mentre, ancora, non si conosceva l’atroce fine di Leon Klinghoffer. “I fatti che, pian piano, venivano a galla ci smentirono categoricamente”. Mubarak con l'inganno spianò la via di fuga agli assalitori della nave italiana, "ricattando l'Italia" e avvisandola che l'Achille Lauro avrebbe potuto lasciare Port Said solo dopo il decollo dell'aereo. Scoperto l’omicidio, gli USA fecero intercettare il Boeing 737 egiziano che, su “diktat” della Casa Bianca, non poté atterrare né all’aeroporto di Tunisi, com’era nel suo intento, né in quello di Atene. Trovatosi in uno stato di emergenza, causa il carburante che scarseggiava, su autorizzazione del nostro esecutivo, fu fatto atterrare nel già citato lato est della Base NATO di Sigonella. Lato che è sotto la sovranità delle forze armate italiane. Bettino Craxi dispone che l'aereo egiziano sia, rigorosamente, protetto da un grosso cordone di nostri soldati. I militari, esattamente Carabinieri e Vigilanza Militare Aeronautica, accerchiarono il Boeing facendo sì che non si avvicinasse nessun soldato appartenente alla Delta Force, la forza speciale militare statunitense. Bettino Craxi non cedette minimamente alle richieste provenienti da Washington. “E’ l’Italia che deve processare i terroristi del feroce assalto all’Achille Lauro”. Ronald Reagan reagisce malissimo e Craxi, messosi in contatto con i nostri militari, guidati dal comandante della Base di Sigonella, zona italiana, Generale Ercolano Annicchiarico, pronunciò una frase che fece storia: “se gli americani forzano per prendere terroristi, mediatori e Abu Abbas, sparate”. Questo il presunto, inquietante ordine che l’ex Presidente del Consiglio dette senza indugio alcuno. Fu così che gli italiani conobbero la "Crisi di Sigonella". “Correva l’ottobre di 31 anni or sono”.

7 anni dopo, nel 1992, scoppia lo scandalo di Tangentopoli che segna la fine politica di Bettino Craxi, del PSI e di tutti gli storici partiti italiani, con conseguente nascita dell’odierna Seconda Repubblica. Solo il vecchio PCI evitò l’umiliazione di ritrovarsi travolto dagli scandali, cessando di esistere per un radicale cambio della nostra storia, a seguito delle cadute di Muro di Berlino ed ex Unione Sovietica. Crisi di Sigonella e America veramente decisive nella fine politica di Bettino Craxi? Diverse correnti di pensiero non l’hanno escluso, ma USA o non USA, complotto o non complotto, Tangentopoli, i fatti emersi dalle indagini e il lungo percorso giudiziario hanno parlato chiaramente: Bettino Craxi è stato condannato in via definitiva alla pena di 10 anni per i reati di corruzione e finanziamento illecito. Altri processi in cui era imputato e che hanno scritto sentenze di condanna non definitive, si sono estinti a causa della sua morte. Il peggior, disonorevole “THE END” che un leader politico potesse mai conoscere nel corso della sua esistenza. Craxi morì 16 anni fa, il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, Tunisia, in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute, latitante ed “esiliato” ormai da tempo. Nonostante il “de profundis” politico, Benedetto, conosciuto da tutti con il nome di Bettino, farà parlare ancora di se nelle pagine di storia per aver difeso, nel vero senso del termine, la sovranità del nostro paese dalla “prepotente ingerenza” proveniente dall’Atlantico. Sovranità che citiamo spesso, riportata nell’art. 1, secondo comma, della nostra Carta Costituzionale. "Quando Bettino "spazzò via" l'ingerenza USA". Chi avrà mai il coraggio di difendere, oggi, la nostra sovranità? Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

Foto: Wikipedia.org

 

 

Video "La notte di Sigonella e le "palle" di Craxi: in memoria della sovranità nazionale"

Fonte video: canale YouTube EmanueleMCT

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=24WR_1mZZ2s

 


 

 

 

 

 

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