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Zoran Bozinovski: sospeso fra una lontana libertà e il non saper ancora di che morte morire

Giornalista Zoran Bozinovski1992. 25 anni trascorsi, un quarto di secolo per esattezza.

L’inizio ufficiale di quella lunga, drammatica e sanguinosa guerra civile che distrusse definitivamente la vecchia Repubblica Federale di Jugoslavia. Il lento declino dell’Unione Sovietica con conseguente abbattimento del Muro di Berlino, furono l’inizio della lenta dissoluzione dei regimi totalitari comunisti. Con la sparizione definitiva dell’URSS, il 26 dicembre 1991, inizia subito dopo il dramma nella paese dell’ex storico dittatore, Tito. L’immenso potere serbo, condito da non poca violenza e voglia di prevalere sull’altro, si mescola alla spietata sofferenza dei popoli più deboli. Bosnia-Erzegovina e Kosovo i paesi che hanno vissuto, maggiormente, le pene dell’inferno. Anche le “sofferenze croate” non sono state da meno. Oggi, un pezzetto di quella vecchia identità jugoslava che abbiamo conosciuto fino alla fine degli anni ’80, primissimi anni ’90, risiede solo in Serbia. Gli altri Stati, a cominciare dalla Slovenia per poi arrivare alla Croazia, oggi paese dalla forte attrazione turistica, sono liberi, indipendenti, politicamente separati da Belgrado, ideologicamente contro la stessa capitale serba. Il Kosovo, come sappiamo, successivamente ha conosciuto una seconda parte di conflitto nel 1999.

Macedonia. Apparentemente uno dei paesi più liberi della ex e mai compianta Jugoslavia; la democrazia però è solo un vocabolo scritto; i fatti ci raccontano di un paese tutt’altro che libero. Il Governo attuale è quello del Presidente Zoran Zaev. Leader socialista che dopo una lunga battaglia contro il principale schieramento di destra, ritenuto da lui pericolosissimo, ha stravinto le elezioni salendo al potere. “Cambia il protagonista del copione, ma non la sostanza dei fatti”. La corruzione è “legge ordinaria” dello Stato, il potere giudiziario è letteralmente dominato da quello politico e, ovvio, dall’esecutivo in carica. La libertà di stampa? La fantasia padroneggia a occhi chiusi”. Informare; un dovere di chi opera nell’informazione nel pieno rispetto del sacrosanto dei diritti: “essere informati”. Anche in Macedonia, come in buona parte degli stati poco democratici del nostro globo, i giornalisti scomodi sono minacciati, perseguitati. Scrivere o raccontare, via radio o TV, notizie “indigeste” a politici e governanti è quel “cancro” che, secondo la logica distorta dei potenti, deve essere sconfitto. Quando si comincia a puntare l’indice contro quel giornalista o quella giornalista, se dopo lunga indagine non vi è alcun presupposto riconducibile ad un eventuale fatto o a più fatti costituenti reato, ecco giungere come un fulmine a ciel sereno quell’accusa infamante, infondata che sancisce l’ardua sentenza di condanna al “nemico” di turno. Arresto, custodia cautelare in carcere e chiuso dietro le sbarre fino al giorno del giudizio, semmai vi sarà.

Lettera Zoran BozinovskiE’ il caso del giornalista macedone Zoran Bozinovski. Accusato di spionaggio, rinchiuso da mesi in un istituto penitenziario locale. L’Associazione dei Giornalisti macedoni chiede, urlando a squarciagola, la sua liberazione. Bozinovski è in attesa da diverso tempo di un processo che, non si sa ancora per quale motivo, tarda ad arrivare. Il desiderio di esporre ai giudici la sua verità dei fatti, è tantissima. L’autorità giudiziaria, però, complice sicuramente la volontà del Governo, è con le mani legate e di questo giudizio, al momento, non si sa nulla, non si vede nemmeno l’ombra. Si farà o non si farà? Quando si farà? L’intera categoria dei giornalisti macedoni attende una risposta! Zoran Bozinovski, con una lettera aperta scritta nel dicembre scorso e fatta conoscere a tutti i suoi colleghi liberi e onesti, aveva annunciato lo sciopero della fame, in segno di protesta per un diritto di parola e di difesa, allo stato attuale dei fatti letteralmente negato. Non è tutto! Lo stesso giornalista chiede, oltre che essere ascoltato dai magistrati, una volta accertata la verità dei fatti di essere rilasciato seguendo la normale e legale procedura, escludendo la via delle scorciatoie o di corsie preferenziali.

 

I macedoni democratici e con la diligenza del buon padre di famiglia, aspettano eventuali risvolti, “speriamo positivi”, di questa brutta, antipatica vicenda umana. In un solo colpo soppresse libertà d’informare, libertà personale ed integrità psico-fisica. Zoran Bozinovski: un detenuto ancora in attesa di giudizio, sospeso fra una lontana libertà e il non saper ancora di che morte morire. Libertà di stampa? La “barzelletta” più “bella” …almeno in Macedonia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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