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Macedonia: “paese tutt’altro che libero, in cerca di identità”

Foto Rivoluzione multicolore Macedonia 01VMRO. Una sigla che, apparentemente, non dice nulla ai profani in storia. Trattasi dell’Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone.

Organizzazione di estrema destra, evoluta e diventata con il tempo un partito di spicco della Macedonia. Partito che ha avuto un ruolo di non poco conto nel proseguo dell’esistenza economica, politica e sociale del paese, negli ultimi 11 anni. Prima di tuffarci nel presente e comprenderlo, è d’obbligo fare un breve tuffo nel passato. L’ex Jugoslavia, guidata per tanti anni dal Maresciallo Tito, finita la Seconda Guerra Mondiale ha conosciuto un lungo periodo fatto di maggiore libertà e rispetto dei diritti umani. Determinante fu, proprio mentre il secondo conflitto mondiale era in fase di conclusione, il grande lavoro del Consiglio Antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia (AVNOJ). Una libertà non proprio assoluta, se si considera che Tito è stato un dittatore, storico leader della sinistra comunista e, alla pari di tutti gli altri “esponenti totalitari”, dettava lui le condizioni per vivere in società. Nel 1989 la storia cambia radicalmente. Cade il Muro di Berlino, pian piano i regimi totalitari di stampo comunista iniziano a vacillare. Inizia il lento processo di dissoluzione della vecchia URSS. La Lituania è la prima, fra le nazioni dell’ex seconda Grande potenza mondiale, a chiedere il divorzio politico da Mosca. Via dal Cremlino! Questo l’urlo a squarciagola dell’attuale capitale Vilnius, datato febbraio 1990. Nell’agosto 1991 scoppia una mega rivolta a Mosca, culminata con la destituzione di Michael Gorbaciov. Boris Eltsin sale al potere, assumendo l’incarico di guidare il Grande Continente in quella fase di transizione fra la fine della mega potenza mondiale e la nascita del CSI, avvenuta il 26 dicembre 1991. Da questo momento la Russia che conoscevamo un tempo, la protagonista della lunga Guerra Fredda, dell’arduo braccio di ferro con gli Stati Uniti, finisce per sempre.

Piccolo passo indietro, il primissimo paese a soffrire le pene dell’inferno per la caduta del suo Governo dittatoriale, fu subito dopo la fine della Cortina di Ferro, la prima ha conoscere il “cambiamento” è la Romania. Un cambiamento, però, dagli esiti sanguinosi. Feroci scontri a Bucarest e caccia al dittatore Nicolae Ceausescu che, insieme alla moglie, sarà catturato, processato e condannato alla pena capitale per crimini contro l’umanità. Finisce l’era delle oppressioni, ma inizia un periodo di povertà assoluta per il popolo rumeno. “E’ guerra fredda” fra ricchi e poveri, sparito del tutto il ceto medio”. Stessa situazione, meno sanguinosa, ma pur sempre deleteria sotto l’aspetto politico, economico e anche dei diritti che non sono garantiti, ancora oggi al 100%, in Bulgaria e Ungheria. Altre due nazioni, governate e dominate per anni dalla potenza sovietica. Oggi, a 28 anni di distanza, bulgari, rumeni ed ungheresi, fanno parte dell’Unione Europea. Parlare, però, di paesi democratici, naviganti nell’oro e in cui vige una stampa, un’informazione libera, è sinonimo ancora di esagerazione. Non a caso il loro ingresso nell’UE è tutt’oggi contestato. Una situazione economico-politica che, ancora, non può definirsi stabile, compatibile con lo status degli altri membri Europei. Che dire della ex Jugoslavia? Finita l’era di Tito, nel 1991 scoppia la crisi dell’ex Federazione. I rispettivi paesi dichiarano la loro indipendenza, ma con esiti molto drammatici. La sete di potere della Serbia, il conflitto bellico in Bosnia-Erzegovina, che con la strage avvenuta a Srebrenica l’11 luglio 1995, dove furono uccisi migliaia di bosniaci musulmani, conobbe l’epilogo più triste. La voglia di libertà, pagata con altrettanta sofferenza, sangue ed agonia dalla Croazia; la drammatica situazione del Kosovo culminata con lo storico conflitto di alcuni anni dopo, esattamente alla fine di febbraio 1999. Conflitto al quale tutte le forze NATO, Italia compresa, decisero di partecipare. I bombardamenti in Serbia e sulla sua capitale, Belgrado, con l’obiettivo di colpire quel terribile leader, Slobodan Milosevic, responsabile dell’orribile pulizia etnica che le sue forze militari fecero in quel tratto di territorio a pochi passi dal confine con l’Albania. Milosevic fu arrestato, chiuso in prigione, processato e sentenziato dal Tribunale Internazionale dell’AJA. Il Multinational Battle Group, del quale fanno parte le nostre forze armate, lavora da 18 anni per costruire un organo di polizia in grado di difendere il territorio kosovaro, mantenendo pace, serenità, libertà e rispetto dei diritti umani. Quei diritti terribilmente negati per diversi anni.

Al contrario di quel che, apparentemente, può sembrare la Macedonia non vive momenti idilliaci. Il partito VMRO-DPMNE, sicuro di salire al potere, propone come primo Presidente dello Stato Macedone, un suo candidato che, come i fatti tramanderanno, si rivelerà il classico prestanome di quello che poi sarà il vero leader dello schieramento in questione: Georgje Ivanov. Ad avere la meglio, però, alle elezioni fu il diretto avversario, il socialista Kiro Gligorv. Quest'ultimo, salvatosi per miracolo da un attentato, non si chinò affatto alla paura. Fu lui, nel 2006, il primo Presidente del nuovo Stato della Macedonia. 8 anni dopo, nel 2014, ci fu la grande, contestatissima al tempo stesso, opera di rinnovamento della capitale, Skopje. Il programma politico-economico, intitolato Skopje 2014, prevedeva un radicale restauro dei palazzi, a cominciare da quelli istituzionali. Un autentivo rilancio del piano edilizio globale con una spesa da capogiro di miliardi e miliardi di dollari. Tutti soldi provenienti, stando ad alcune fonti tramandate, da importanti organi istituzionali di caratura internazionale. Il risultato? Messi in piedi una serie di infrastrutture e monumenti artistici, “definiamoli così”, a dir poco inutili e nessun centesimo investito per il benessere economico-sociale della popolazione.

Foto Rivoluzione multicolore Macedonia 02Dopo l’estate 2015, l’Onorevole Zoran Zaev, leader del partito socialista e all’opposizione contro le scellerate scelte degli esponenti VMRO-DPME, inizia a denunciare una serie di affari ed intrecci sporchi a danno del paese e di tutti i suoi cittadini. Nasce così la Procura Speciale della Repubblica Macedone che, con il senno di poi, si rivelerà solo una bolla di sapone. Il Presidente Macedone in carica libera da ogni responsabilità tutti i politici effettivamente colpevoli di tutti fatti riconducibili a reati come corruzione, specie durante il periodo delle ultime elezioni politiche, e riciclaggio. Un’immunità parlamentare di ferro, suscitando così l’ira funesta e il malcontento di un popolo che, in segno protesta, darà vita alla Rivoluzione multicolore. La città di Skopje letteralmente invasa dai manifestanti che, per esprimere il loro malcontento, non fanno altro che imbrattare i muri di tutte le sedi istituzionali con un pugno alzato e, appunto, multicolorato. Chiedono, a gran voce, le dimissioni del Capo dello Stato, cercando di entrare ed occupare il Gabinetto del primo cittadino, ma il tentativo si rivelerà vano. Il Presidente della Macedonia è una marionetta presa e tenuta in ostaggio, sotto ricatto politico ovvio, dal partito VMRO-DPMNE. “Il vero capo della Macedonia”.

Quale situazione politica dopo la rivoluzione? Ci troviamo nella classico dei paradossi dove i rivoluzionari sono tutti sotto processo per essersi messi contro il Governo, un Governo tutt’altro che democratico. I politici responsabili di quei fatti costituenti reato e riconducibili a corruzione, riciclaggio e altri reati finanziari, sono liberi, indipendenti, a pochi passi addirittura dalla santificazione, come se non avessero mai commesso nulla. Oggi l’attuale Presidente Macedone è Georgje Ivanov che, dopo sei mesi di rifiuti e temporaggiamenti vari, si è finalmente deciso a conferire l’incarico per la formazione del nuovo esecutivo al leader socialista, primo esponente dello schieramento Sdsm, Zoran Zaev. Una figura non vista di buon occhio dallo stesso Capo dello Stato Macedone in quanto appoggiato da tre forze di minoranza albanesi. Un Governo Zaev, a cominciare dalla temutissima forza d’opposizione, VMRO-DPMNE, oggi guidato dal leader Nikola Gruevski, è visto come una minaccia alla sovranità territoriale e popolare della Macedonia, in quanto esecutivo ad alto rischio di condizionamenti e manipolazioni da parte di Tirana. Queste le parole di protesta di una destra estremista che buona parte della diligente popolazione macedone, vorrebbe vedere rinviata a giudizio e dietro le sbarre per tutti i reati commessi nell’arco del periodo 2006-2016.

 

Macedonia: “paese tutt’altro che libero, in cerca di identità”. “Anche l’apparenza storica, a quanto pare, inganna”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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