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Referendum greco, Anastasios Giovas: "si a riforme per crescita, NO fuori da Euro"

"Referendum greco, cinque giorni dopo". Il 31, 61% dei NO all'austerty, a quel rigore di matrice tedesca, fa discutere e divide l'opinione pubblica europea e internazionale.

Il resto dei paesi, componenti l'UE, invita Alexis Tsipras alla riflessione: "uscire dall'Euro il peggior errore della vostra storia". Il voto di domenica non chiedeva esplicitamente se restare ancora nella moneta unica o cominciare una nuova vita, se di vita nuova si potrà mai parlare sul versante Egeo, ma l'opinione del popolo greco sulle rigide misure imposte da Eurozona e Troika, "mentore" di tutto la temutissima e odiatissima Cancelliera tedesca, Angela Merkel. I greci, con il loro secco NO, sono stufi di sacrifici che strozzano la loro esistenza, producono ancor di più disoccupazione, povertà, evasione fiscale, corruzione e la crescita costante della microcriminalità. Anastasios Giovas; cittadino di nazionalità ellenica, un uomo intenzionato a pagare le tasse e contribuire al sanamento dell'enorme debito pubblico, ma chiede al suo Governo riforme vere e strutturali per crescita e ripresa, invitando a non uscire dalla moneta unica, il peggior errore che il paese del glorioso poeta Omero, degli antichi Dei e degli Eroi, possa mai commettere.

 

 

"Il popolo greco ha votato contro una sempre maggiore austerità, ma non contro l’euro o l'Unione europea. Le sole alternative possibili per la Grecia non possono essere la mera austerità, che penalizza coloro che hanno bisogno di più sostegno, o l’uscita forzata dall'Eurozona. Ho lanciato questa petizione per invitare i leader europei a trovare un’altra soluzione, attraverso riforme e rimedi per la crescita, e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che la Grecia rimanga nella famiglia europea e mantenga l'euro come propria moneta nazionale. Qualsiasi spaccatura con l'Europa avrà conseguenze tragiche. Provocherà un’indicibile povertà e un forte calo del tenore di vita e colpirà soprattutto le fasce più deboli della popolazione, ovvero i bambini, gli anziani, i disoccupati, le famiglie monoparentali e i malati cronici. La recessione diventerà più profonda e ridurrà le entrate fiscali che avranno un impatto diretto sui servizi sanitari, l’istruzione, l’assistenza sociale e la difesa nazionale. Causerà un drammatico aumento della criminalità e una diminuzione della sicurezza. La nuova moneta sarà debole, numerose aziende chiuderanno i battenti provocando maggiore disoccupazione, i dirigenti competenti e i giovani migreranno all'estero, e questo indebolirà ulteriormente le capacità di recupero della nostra economia. Infine, i ricchi diventeranno più ricchi e i poveri più poveri. Per favore, firmate la mia petizione e chiedete ai leader europei di mantenere la Grecia nell'UE e nell'Eurozona. L’Europa stessa dovrà vedersela con conseguenze non trascurabili: l'impatto finanziario non sarebbe grandissimo, ma si dimostrerebbe che il progetto di unificazione europea è reversibile. I mercati cercheranno di prevedere quale sarà il prossimo Paese "debole” dell'Eurozona. L'austerità prevarrà in altri Paesi europei in particolare nell’Europa del Sud, portando la Grecia come esempio negativo. La Grecia è uno dei Paesi al confine, sta proteggendo l'Europa da un’eccessiva immigrazione illegale e se è in uno stato di caos, non può svolgere più questo ruolo. Ci sono anche simbolismi importanti: l'Europa deve il suo nome alla lingua greca e la Grecia è la culla della democrazia. Come può essere lasciata fuori dall'UE?".

 

Accorato appello di un greco puro sangue, letteralmente stufo della difficilissima situazione, di sacrifici senza prospettive future, al tempo stesso ideologicamente "allergico" e contrario a scelte azzardate e da suicidio di massa.

 

 

 

 

 

Fonte prima foto: Change.org

 

 

Link petizione Change.org: https://www.change.org/p/manteniamo-la-grecia-nell-unione-europea-e-nell-eurozona-greecein

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