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"Il giorno dopo dei due dì di festa": il ditino medio a Lady Angela e il futuro incerto; "il volto greco diviso a metà"

"Il giorno dopo dei due dì di festa". Usare ogni tanto qualche metafora poetica non fa mai male.

La Grecia avrebbe proprio bisogno della dolce melodia dei versi poetici per provare ad alleviare dolori, paure ed insicurezze che l'agonia economica-finanziaria presenta alla sua popolazione da almeno cinque anni. Il 31,61% dei NO uscito fuori dallo spoglio referendario domenica sera, è l'espressione di un malcontento generale che, a chiare lettere, non vuole più la distruttiva "condictio sine qua non" imposta dalla Troika per tutti i paesi, ellenico in primis, che versano in uno stato di profonda crisi, a pochissimi passi dal temutissimo "default". Austerity o, detto più semplicemente, un rigore basato su equilibrio di bilancio e sacrifici a danno di impiegati pubblici, lavoratori, pensionati e giovani senza aspettative e futuro. La sovranità popolare, almeno sul versante Egeo, ha stravinto: più di qualcuno mostra il ditino medio alla Cancelliera Angela Merkel, la responsabile di tutti i mali altrui secondo buona parte della critica e logica anti-europeista. "Euforia e gioia massima, ad un tratto, si trasformano in "Madama" incertezza". Alexis Tsipras da il suo benvenuto al nuovo Ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, mezzo olandese di nascita e formazione anglosassone, al posto del dimissionario e mai tollerato in quel di Bruxelles, Yanis Varoufakis. La nuova premiata ditta ellenica, Tsipras-Tsakalotos, proverà a sedersi al tavolo delle trattative, iniziativa decisamente incoerente con il NO di domenica sera. Prevista intanto per stasera l'Assemblea straordinaria dell'Eurogruppo e c'è più di una persona che, vuoi per effettive impossibilità pratiche, vuoi per semplice ostruzionismo idelogico, già dice che "non ci sarebbero più i presupposti per un nuovo accordo".

Destino greco decisamente migliore e roseo dopo il NO del referendum o direttamente dalla padella alla brace? La questione debito pubblico da sanare è il primo grande ostacolo di un paese ormai quasi collassato, se non paga la Grecia chi lo paga il debito? Questione moneta unica: "restare dentro l'Euro, ma con accordi e condizioni diverse e più vantaggiose o ricominciare da capo con la Grexit? Intera nazione e popolo sospesi fra l'incudine e il martello": restare nell'Eurozona comporterebbe sempre un minimo di sacrifici, un minimo di quel rigore mal digerito dai greci, "ripartire con una moneta diversa non cambia più di tanto la vita se vi sono debito pubblico alle stelle, sprechi all'ennesima potenza, corruzione e povertà a livelli stratosferici e sei vicinissimo al fallimento".

L'immenso fronte del NO continua a festeggiare la vittoria di domenica, i poveri di strada e senza tetto aumentano, disoccupati, precari o lavoratori a titolo gratuito ormai non si contano più, euforia e gioia si mescolano alla forte paura di una sofferenza senza più fine e un baratro che si sta aprendo, pronto ad accogliere milioni di gente dentro la sua profonda fossa. Al paese dello storico e glorioso Omero, è sparita le melodica poesia ed è rimasta solo la tragedia di casa. Il ditino medio all'indirizzo dell'odiatissima Germania è ancora su, ma "pay attention", direbbero i nostri amici anglosassoni, "ride bene sempre chi ride ultimo".

Foto: profilo Twitter Jim Geraghty

(https://twitter.com/jimgeraghty)

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