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Gli Inganni della Finanza: “perché siamo messi male? Paolo Maddalena ce lo spiega"

Finanza italiana fotoSistema capitalistico. Un sistema che fa o dovrebbe fare della crescita il suo “pane quotidiano”.

Crescere illimitatamente; a determinati costi sostenuti dovrebbero corrispondere, teoricamente, profitti e benefici. L’economia è lo status in cui vive l’uomo. L’uomo che vive in società e si confronta con altri uomini, fa parte di una comunità, comunità all’interno della quale dovrebbe essere distribuita la ricchezza. Questo il concetto di bene, tanto decantato da Keynes. Un bene che si unisce ad un altro non meno importante principio: la solidarietà. “Produrre ricchezza e distribuirla, equamente, a favore di ciascun singolo che vive in comunità”. In caso di crisi? Quando si verifica una crisi, è necessario risolverla non partendo dal vertice piramidale, ma dalla base di questa stessa piramide. A questo sistema si contrappone un altro: quello neoliberista. Il neoliberismo si fonda sull’egoismo puro. La ricchezza è una risorsa che deve essere concentrata nelle mani di poche persone. La scuole di Friburgo e Vienna, le prime seguaci del pensiero neoliberista. L’americano Friedman Milton con la sua scuola, esattamente la Scuola di Chicago, fu il seguace massimo di questa folle idea di ricchezza. “Il denaro deve essere concentrato nelle mani di pochi perché pochi sanno gestire il denaro”. “Gestire” un verbo che sa molto di eufemismo in quanto per i neoliberisti “gestire denaro” non significa altro se non metterselo nelle tasche, fregandosene altamente della distribuzione e di quel concetto di solidarietà decantato invece da Keynes. Sentirsi dire “più mercato, meno stato” è l’anticamera del neoliberismo che, lentamente, uccide Stati e popoli. In Italia, prendendo spunto dalle teorie keynesiane, si è arrivato a formulare un importante principio contenuto nella nostra Carta Costituzionale, nata nel 1948. L’Articolo 2 espressamente recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Principio costituzionale che trae la sua origine, appunto, dello storico economista. Dopo il 1978, anno in cui è stato rapito, tenuto prigioniero per 55 giorni ed ucciso dalle Brigate Rosse, Aldo Moro, figura politica mai amata da chi seguiva una politica neoliberista, l’incubo del neoliberismo terribilmente si avvicina anche al nostro stivale. L’influenza delle lobbies americane sul nostro sistema economico, è all’ennesima potenza.

Foto soldi EuroGli Inganni della Finanza”. Il libro di Paolo Maddalena. Classe 1936, 81 anni, una carriera in magistratura, prima dentro la Corte dei Conti, poi in Corte Costituzionale. Costituzionalista con la C maiuscola, dopo la pensione arrivata nel 2011, oggi è Vice-Presidente Emerito della stessa Consulta. “Come si sviluppa l’ideologia neoliberista nel nostro Paese? Come si forma questo grande potere che, tutt’oggi, le banche hanno? Perché siamo messi male? Maddalena lo spiega dettagliatamente”. Iniziamo pian piano a conoscere un sistema del credito e circolazione del denaro fittizio: chi non ha mai chiesto un mutuo ad una banca, un qualsiasi prestito ad una finanziaria o preso una carta di credito per sostenere delle spese? Questo è il denaro “non reale” concesso in prestito e che diventa reale, viceversa, nel momento in cui crescono e si accumulano interessi da pagare. Quando chiediamo un prestito di 200.000 euro noi umani facciano economia su un futuro debito che al momento della concessione del prestito non c’è. Debito che potrebbe benissimo ammontare, minimo, a 300 o 350mila euro. "All'inizio non c’è debito, ma non c’è nemmeno denaro". Chiesto il prestito, le banche registrano quanto da noi richiesto e da loro concesso. Tutte le banche, nello specifico le banche europee, sono “creatrici di moneta”. Quando concedono prestiti, a volte in modo eccessivo, e hanno bisogno di liquidità si rivolgono ad altre banche o alla BCE per chiedere questa copertura. Copertura garantita con moneta M0. "Credito il vero pilastro portante del sistema di cui stiamo parlando"; la BCE quando viene interpellata, è obbligata a dare questo tipo di copertura e ricorre ai titoli collaterali. Titoli che gli istituti bancari si scambiano fra di loro. Il grande problema nasce dal fatto che questo stesso credito è stato creato in modo spropositato. Non a caso la grande crisi del 2008, partita da Oltreoceano, è nata a causa del fallimento di colossi bancari per la troppa concessione di mutui e prestiti. Parallelamente a queste concessioni, una scellerata cartolarizzazione dei diritti di credito che ha influenzato tutto il mondo, a cominciare dall'Europa accrescendo così il debito pubblico europeo.

Si crea e si mette in circolazione denaro solo in due modi: dando vita ad una serie di servizi da offrire al cittadino oppure, al contrario di quanto molti vogliono farci capire, riducendo le tasse e non aumentandole. Concetti oggi conosciutissimi come la globalizzazione e libero mercato, competizione e concorrenza, accompagnati dalla creazione di denaro fittizio sono “figli” del neoliberismo attuale. L’aggravante di questo sistema? Aver fatto venire alla luce derivati e cartolarizzazione dei diritti di credito. Il tutto andando contro una norma del codice civile nostrano che vieta la circolazione dei diritti di credito come moneta. La legge che ha istituito la cartolarizzazione è la n. 130 del 30 Aprile 1999. I derivati, entrati in vigore e disciplinati con legge n. 480 del 2001, li potremmo definire il "chirurgico ritratto" della "scommessa". Con essi, possiamo comprendere il grande potere della Borsa. Se investi, scommettendo sul valore dell’olio o dell’oro alle ore 19, si guadagna una determinata somma. Con il sistema dei derivati, l’Italia ha provato a salvare banche in primis ed anche enti pubblici. In caso di loro fallimento, il “quantum” da corrispondere ricadrebbe sulle tasche dei cittadini-contribuenti. "Non l’economia reale bensì l’atroce, dura legge della finanza a padroneggiare". Facendo un salto indietro nel tempo, il nostro primissimo passo verso la rovina, è datato 1990. Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca in Banca d’Italia, riceve una lettera scritta da un autorevolissimo esponente politico che gli comunicò che, da quel momento, “Via Nazionale” era dispensata dall’acquisto di buoni del tesoro. Quest'ultimi fonti preziose da convertire in denaro, in caso di emergenza. Il secondo "nostro" drammatico passo, porta il nome di privatizzazioni. IRI; la più grande potenza industriale, con tutte le sue industrie all’interno, la settima nel mondo quanto ad altissimo livello di produzione, non esiste più. Lo stivale ha iniziato la sua "illustre carriera" nelle privatizzazioni, cominciando con le “defunte” banche pubbliche. Credito Italiano, Banco di Napoli, giusto a volerne citare un paio. Le principali industrie del petrolio, un tempo pubbliche, non fanno più parte del popolo. Privatizzare ha significato darlo in mano ad altri, stranieri in primis, spogliandole di quella sovranità territoriale di cui godevano un tempo. L’Italia oltre a non avere più un’industria, ha venduto i Porti di Brindisi, Napoli e Taranto: vi sono trattive in corso per vendere sia il Porto di La Spezia che una parte del Porto di Genova. Venduti e svenduti, addirittura, i fari sottomarini. 10 di essi sono stati acquistati dalla Germania. Venduto anche il patrimonio immobiliare, culturale-artistico: il "bello", anche qui parliamo di eufemismo, è che vogliono ancora farci credere che se oggi siamo in crisi è perché il nostro debito è causato dalla spesa sociale.

Foto presentazione libro Gli Inganni della FinanzaIl debito pubblico nasce, invece, dagli altissimi tassi d’interesse che si formano sul debito accumulato. Per abbassare il livello del nostro debito, gioco forza, siamo costretti a tagliare una sostanziosa fetta di questa spesa sociale con tutte le disastrose conseguenze che ne derivano. Una situazione analoga la troviamo in Grecia. La crisi greca non è la crisi del debito pubblico ellenico, ma la crisi delle loro banche. La Grecia entra in Europa, conosce una realtà dove “Governa” la BCE (al cui interno vi sono 27 banche private), con la supervisione del Fondo Monetario Internazionale (il cui organigramma è composto da 12 banche private). C’è un’eccessiva erogazione di credito agli Istituti bancari locali. Quest’ultimi conoscono il loro stato di crisi, interviene il Fondo Monetario Internazionale che con delibera stanzia 110 miliardi per il salvataggio degli stessi. E se un detto che dice che, dopo il danno giunge la beffa, sulle sponde dell'Egeo il debito privato è trasferito al pubblico, con tanto di "saluti e baci" ai servizi fondamentali dei cittadini greci. In Italia il debito è di 900miliardi circa, corrisponde al 130% del PIL con una crescita pari a 0. Un debito causato, al pari dei nostri "compari greci", da questioni private. Debito che non possiamo restituire in un nessun modo perché non siamo in via di sviluppo. Più di qualcuno, da parecchio tempo, tuona: “usciamo dall’euro e torniamo alla lira”. Non è possibile perché il nostro debito è stato sottoscritto; una sottoscrizione dal valore istituzionale, fatto dagli istituti di credito-investirori, e con tanto di clausola che ci impedirebbe di convertire questo gigantesco debito in lira. Quando avevano la nostra vecchia, compianta moneta nazionale crescevamo in quanto, la crisi del 1992 ce lo insegna, facevamo un’opera di svalutazione della moneta, “resettavamo” e ripartivamo riacquisendo una certa competitività. “Reset” possibile, soprattutto, dal fatto che la Banca d’Italia di un tempo poteva battere moneta. Oggi non più!

Tutto questo, “Gli Inganni della Finanza” ce lo dice in modo chiaro, senza giri di parole. “Usciamo dalla palude”: così dice un noto esponente politico ed attuale segretario di partito. Volendo, uscire si potrebbe: come fare? Impugnare le disastrose conseguenze amministrative di queste leggi "sotto accusa", ricorrendo in primis al giudice amministrativo e chiedendo la rimessione degli atti dinanzi alla Corte Costituzionale. Unico modo fattibile per spazzare via qyelle norme che hanno portato alle privatizzazioni, alla creazione di denaro fittizio, all'adozione di derivati e cartolarizzazione dei diritti di credito. La sola via, scritta da Paolo Maddalena nel suo libro, per scrollarci di dosso questa triste situazione, e provare così a costruire la possibile via della resurrezione. La realtà? Siamo a bordo di una nave inclinata, nel bel mezzo di un mare gelido, sospesi fra l’irreversibile naufragio e un salvataggio, allo stato attuale, impossibile”.

 

 

 

 

 

 

 

Foto: Eunews, Interris, Marco Chinicò

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