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“Niente più contratti collaborazione”: amministrativi co.co.co. scuola tremano

Co.co.co. lavoratori scuola foto890”. Questo il numero complessivo dei lavoratori, uomini e donne, che svolgono la funzione di amministrativi nelle scuole.

Sono tutti impiegati in servizio presso istituti scolastici pubblici. Alcuni hanno iniziato a lavorare tantissimi anni fa, altri un pochino più tardi. Tutti legati da un unico denominatore comune: “assoluta precarietà lavorativa”. Con il D.M. 66/2001 introdotto dall’allora Governo guidato da Silvio Berlusconi, si è permessa l’assunzione degli amministrativi scolastici con il contratto di collaborazione coordinata continuativa. Da 15 anni ad oggi le conseguenze sono a dir poco disastrose. Niente ferie e malattie pagate, nessun diritto al TRF, il trattamento di fine rapporto, nessuna tutela in caso di patologie gravi o impedimenti permanenti che obbligherebbero ciascun essere umano a lasciare definitivamente il posto di lavoro. Solo un piccolo versamento contributivo, presso la Gestione Separata dell’INPS, che garantirebbe loro una pensione a dir poco misera. “Quando si dice che i guai non finiscono mai”: a partire dal 01 gennaio 2017, in virtù dell’applicazione del decreto legislativo 81/2015 che disciplina il Jobs Act, non sarà più possibile prendere a lavorare nelle pubbliche amministrazioni lavoratori con la forma del Co.co.co. Le soluzioni sono due: assumere definitivamente trasformando così il suddetto contratto in un rapporto di lavoro da dipendente e a tempo indeterminato oppure far cessare definitivamente, dopo anni di precarietà allo stato puro, la loro collaborazione professionale. Risultato? "Niente più contratto di collaborazione" e 890 lavoratori co.co.co. della scuola ad alto rischio defenestrazione. “L’angolo della strada, mai come oggi, è così vicino”. Il peggior spettro che l’uomo con la diligenza del buon padre di famiglia, possa vivere.

 

Sindacati italiani, rappresentanti delle Istituzioni Europee. Un intenso lavoro di comunicazione, con tanto di accorati appelli, lanciati dal Presidente del Comitato lavoratori co.co.co. scuola D.M. 66/2001, Leonardo del Giudice. Anche lui un amministrativo scolastico, precario dal lontanissimo 1989. Gli appelli come gli esami: non cessano mai di esistere e lo stesso numero uno del Comitato Co.co.co. scuola ha deciso di rivolgersi al Presidente del Consiglio in carica, Matteo Renzi. Se fra pochi giorni, con l’esito di un referendum si decideranno le sorti dell’esecutivo in corso, i lavoratori co.co.co. scuola non nascondono le loro forti preoccupazioni per una situazione professionale in forte bilico. Leonardo Del Giudice, senza peli sulla lingua, si rivolge con queste parole al Presidente del Consiglio, denunciando soprattutto la totale assenza di interesse da parte di tutte le componenti sindacali.

Questo Comitato ha denunciato pubblicamente (vedi lettera allegata) l’indifferenza delle organizzazioni sindacali in merito alla nostra problematica lavorativa, mettendo in evidenza, tra l’altro le disparità di trattamento messe in atto di concerto con il Ministero dell’Istruzione. L’applicazione del D. Lgs. 81/2015 tiene in ansia le famiglie degli gli 890 lavoratori Co.co.co. di cui al D.M. 66/2001 che, come già sa, da oltre 27 anni vivono una condizione lavorativa che definire precaria è ormai irrisorio. Questi lavoratori vantano, grazie alle organizzazioni sindacali e ai vari Governi che si sono succeduti dal 2001, il triste primato nazionale di lavorare ininterrottamente nelle scuole, da oltre 16 anni, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Ciò ha determinato che a loro non sono riconosciuti il TFR, la tredicesima, l’accesso al credito, le tutele in caso di gravi patologie e terapie salvavita ed altre assimilabili, ecc., mentre, per effetto di una parziale contribuzione previdenziale alla Gestione Separata dell’INPS, avranno riconosciuta una misera pensione. Una realtà questa sbandierata ai quattro venti che ha sollecitato ripetutamente il Suo interessamento quello di Ministri e Sottosegretari e quello di Deputati e Senatori, che ha visto negli anni solo la presentazione di interrogazioni, mozioni, ordini del giorno ed emendamenti ai vari provvedimenti legislativi che sono stati regolarmente bocciati pur avendo pareri positivi dalle competenti commissioni. Oggi il suo Governo intende portare a compimento la riforma che interessa la Pubblica Amministrazione con l’applicazione del D. Lgs. 81/2015 (Jobs Act) che finora ha riguardato solo l’ambito lavorativo privato, dando seguito all’applicazione dell’articolo 2 comma 4 di tale decreto che, com’è noto, a partire dal 1 gennaio 2017, pone il divieto di stipulare contratti di collaborazione alle pubbliche amministrazioni. Nostro malgrado, al riguardo, registriamo l’indifferenza della classe politica, poiché, nonostante i proclami, nella legge di bilancio per l’anno 2017 non c’è traccia della volontà del suo Governo di porre in atto un procedimento di stabilizzazione dei lavoratori Co.co.co. della Pubblica Amministrazione e tanto meno di quelli di cui al D.M. 66/2001. Restiamo in attesa di una vostra indicazione di merito a tale riguardo, consapevoli del fatto che i lavoratori vivono uno stato di agitazione ed esasperazione le cui conseguenze potrebbero essere anche drammatiche; non vorremmo che la cronaca, uno di questi giorni, riportasse casi di extrema ratio”.

Quale destino per questi 890 lavoratori? La Via di Lourdes oppure, ispirandoci al titolo di un celebre “nostro” film, “non ci resta che piangere? Di lacrime ne sono state versate troppe. Ora basta”!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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