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Lavoratori co.co.co scuola ai sindacati: "esclusi da ogni forma di stabilizzazione"

Lavoratori co.co.co scuolaSindacati e lavoratori co.co.co. Università e Ricerca. “E incontro fu”.

Co.co.co; rapporto di lavoro con la forma di collaborazione coordinata e continuativa. Per molti anni, co.co.co e co.co.pro, quest’ultimo definito semplicemente contratto a progetto, hanno spopolato alla grande così che il nostro welfare ha potuto dare una sonora spallata al fatidico e tanto inseguito contratto a tempo indeterminato. Il tutto per la gioia di diversi datori di lavoro che, astutamente, hanno potuto risparmiare più di qualcosa sul costo del lavoro, tirando fuori intelligentemente dal cilindro l’alibi della crisi economica, della burocrazia asfissiante, dello scarso accesso al credito delle aziende e dei debiti, fatto verissimo e documentato, della nostra P.A con le stesse aziende. Gli imprenditori seri e onesti, sempre vicini ai loro dipendenti, sensibili alla loro stabilità, quando purtroppo non ce l’hanno più fatta a pagare loro gli stipendi, per la disperazione sono arrivati a togliersi la vita. “Anno 2012 docet”.

 

Il pubblico impiego, il posto tanto decantato dai nostri nonni, non è che goda più di tanto di buona salute. Ieri a Roma, si è tenuto un importante incontro fra i rappresentanti dei maggiori e blasonati sindacati nazionali e i lavoratori co.co.co MIUR, Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca. Per effetto della conosciuta riforma del Jobs Act, a partire dal 2017, non sarà più possibile assumere con contratto di collaborazione nelle pubbliche amministrazioni. "O si stabilizza il lavoratore, se vi sono tutti i presupposti, o lo si manda a casa. Seconda ipotesi da scongiurare". Da anni la categoria che sta esprimendo il malcontento maggiore è quella degli amministrativi delle scuole. Lavoratori che mantengono vive le attività delle segreterie scolastiche, alla ricerca ancora di quel contratto nazionale da dipendente, a tempo indeterminato, che finalmente porterebbe loro ad una svolta professionale. Per molti anni trattati prima come “lavoratori socialmente utili” e da 15 anni, in virtù di quanto stabilito dal decreto ministeriale n. 66/2001, con un rapporto di lavoro regolato da un contratto co.co.co. Salari non soddisfacenti, pochi i contributi versati, una lunga condizione precaria che rischia di condurli verso lo status sociale di “amministrativi poveri”. Niente ferie e malattie pagate, nessuna tutela in caso di malattia grave o danni permanenti alla salute con conseguente inabilità al lavoro. Il Comitato dei lavoratori co.co.co scuola non ci sta, sbatte i pugni da troppo tempo e si rivolge, questa volta, a tutte le principali categorie sindacali un accorato appello, rimproverando loro di voler ascoltare solo gli stessi lavoratori co.co.co MIUR e non loro.

 

"Apprendiamo della Vostra richiesta di incontro al MIUR programmata per il prossimo 20 Ottobre per rivendicare, giustamente, la stabilizzazione di coloro i quali prestano servizio con contratto di Co.Co.Co. nell’Università e nella Ricerca in quanto, vigendo dal 1° gennaio 2017, per effetto del Decreto Legislativo 81/2015 (Jobs Act), il divieto di stipulare contratti di collaborazione nelle pubbliche amministrazioni, il futuro di questi sfortunati lavoratori e delle loro famiglie è sempre più drammaticamente incerto. L’impegno profuso dalle organizzazioni sindacali in indirizzo è lodevole, ma a questo Comitato viene spontaneo chiedersi se e perché l’urgenza debba riguardare solo coloro i quali prestano servizio nel comparto dell’Università e della Ricerca come Co.Co.Co., magari da qualche anno, e perché non deve riguardare anche i lavoratori che prestano servizio ininterrottamente da 27 anni nel comparto dell’Istruzione, garantendo il funzionamento delle segreterie scolastiche, prima da Lavoratori Socialmente Utili e poi da 16 anni con contratto Co.Co.Co. di cui al D.M. 66/2001. Possibile che nessuno si preoccupa di quell’altro migliaio di sfortunati lavoratori e famiglie che da 16 lunghi anni lavorano per lo Stato senza TFR, senza tredicesima, con una parziale contribuzione previdenziale alla Gestione Separata dell’INPS che riconosce una misera pensione, senza la possibilità dell’accesso al credito, senza tutele in caso di gravi patologie e terapie salvavita ed altre assimilabili? Possibile che non percepiate la gravità della disparità di trattamento pattuita e messa in atto con il MIUR nell’applicare la valutazione del servizio prestato con contratto di Co.Co.Co. per l’inserimento nelle graduatorie ad alcuni, mentre avete consentito che ci si escludesse da tale valutazione ed inserimento dal 2001 ad oggi? Possibile che è stato permesso, in tutti questi anni, di escludere i lavoratori Co.Co.Co. di cui al D.M. 66/2001, da ogni forma di stabilizzazione? Possibile che si è arrivati addirittura a escludere una branca importante del Ministero facendo “scomparire” nella vostra richiesta uno dei suoi comparti più importanti e complessi, cioè l’Istruzione, per essere liberi di poter difendere, all’interno di una stessa categoria, solo quella parte di lavoratori che più vi aggrada dimostrando così, ancora una volta, che per i sindacati i Co.Co.Co. di cui al D.M. 66/2001 sono lavoratori diversi da non tutelare e per i quali 27 lunghi anni di precariato non sono ancora sufficienti per rivendicare una stabilizzazione? In 16 anni sono state salvaguardate solamente le immissioni in ruolo del personale delle graduatorie ATA con la sistematica esclusione dei lavoratori Co.Co.Co. D.M. 66/2001 lasciandoli ad un futuro di povertà certa, e non solo, la condizione lavorativa dei Co.Co.Co. viene aggravata ulteriormente dai trasferimenti del personale ATA di ruolo su posti in organico inesistenti. Infatti accade che in alcune istituzioni scolastiche dove non c’è alcun posto libero per l’annualità corrente ma c’è un posto in organico regolarmente accantonato per i Co.Co.Co. in servizio, vi viene trasferito una unità di ruolo pur non essendoci il posto disponibile (con danno erariale e con falso in organico) come conseguenza i 2 lavoratori Co.Co.Co. che hanno il posto accantonato per il corrente anno, il prossimo anno saranno costretti alla mobilità perché quel posto è stato occupato da un trasferimento non dovuto. E’ corretto quanto avviene? Tutto ciò determina la totale indifferenza verso la nostra problematica lavorativa, negli anni abbiamo ascoltato le promesse di coinvolgimento in una ipotetica stabilizzazione, nei fatti però siamo stati sistematicamente esclusi da tutto e da tutti. Anche noi abbiamo il diritto di rivendicare la nostra stabilizzazione, non è ammissibile che una organizzazione sindacale e il MIUR applichino il distinguo “figli e figliastri”, il Ministero è anche dell’Istruzione oltre che dell’Università e della Ricerca. Gli unici in Italia sfruttati ed esclusi da ogni forma di stabilizzazione, con 890 famiglie alle spalle, abbandonate da 27 anni al proprio angoscioso destino, purtroppo noi non godiamo dei benefici della legge 564/96".

 

La firma è del Presidente del Comitato, Leonardo Del Giudice. "Non solo i sindacati": anche il Ministro della Pubblica Istruzione Università e Ricerca, Stefania Giannini e il Sottosegretario al MIUR, On. Davide Faraone, gli altri due destinatari di questa lettera. La crociata continua, ma la situazione, ormai, sembra chiarissima: "esclusi da ogni forma di stabilizzazione". Amministrativi scuola sospesi fra una riabilitazione ancora lontana e il Viale del Tramonto. "Non resta che percorrere la Comunità di San Patrignano per disintossicarsi dalla peggiore delle patologie: la "precarietà cronica".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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