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Bocciato al concorso senza un chiaro perché? Odissea di un architetto travolto da un’ingiustizia

Concorsi pubbliciVittorio. Cinquantenne, professione architetto, residente in Emilia Romagna.

Nel 2010, dopo anni di continua sofferenza e assistenza, ha perso il padre gravemente ammalato e subito dopo ha dovuto assistere anche la mamma, ammalatasi gravemente anche lei. Da 7 anni senza un lavoro, nel 2012 partecipa ad un concorso per accedere al TFA a Padova, ma viene respinto. Le circostanze che ne hanno causato la bocciatura, secondo quanto sostenuto dal Sig. Vittorio, sono strane e mai chiarite nel vero senso del termine. Verso la fine dello stesso anno, ecco la prima prova da sostenere di un altro concorso, quello per l’insegnamento nelle scuole. Nel gennaio 2013, dopo aver superato regolarmente e senza problemi la prova preselettiva, riceve una lettera in cui gli si comunica l’esclusione dal concorso. “Motivo? La domanda di partecipazione è priva degli elementi identificativi dei requisiti di ammissione”. Inizia una prima dura battaglia, fortunatamente conclusasi a suo favore; Vittorio può recarsi a svolgere le tre prove d’esame. Esame che si svolge nella città di Trento. Prova scritta e di laboratorio superate, seppur con voti bassi, valutazione ritenuta da questo candidato ingiusta. Al terzo step, la prova orale, giunge la tanto contestata bocciatura. Ecco, quindi, l’inizio di una seconda dura e lunga battaglia, in primis burocratica e poi di merito. Il candidato chiede le copie di tutte le prove sostenute dai candidati, comprese le sue. Documentazione che non le viene consegnata in tempi ragionevoli per il ricorso al TAR. “Termini scaduti, tribunale amministrativo addio”.

 

La via del procedimento in sede penale, con eventuale costituzione di parte civile, è l’unica strada rimasta da percorrere. Il tribunale di Trento, città dove si è svolto l’intricato e criticato concorso, quindi competente territorialmente a giudicare, gli comunica che il pubblico ministero ha fatto richiesta di archiviazione al GIP, giudice per le indagini preliminari. “Dopo il danno anche la beffa? Per il Sig. Vittorio assolutamente sì”. Il PM, sempre stando a quanto raccontato da Vittorio, sembra abbia voluto procedere all'archiviazione della vicenda in quanto i fatti da lui esposti non sono stati ritenuti sufficientemente completi e chiari a tal punto da poter individuare dei comportamenti inquadrabili come fatti costituenti reato e per ciò perseguibili penalmente. Decisione non condivisa dallo stesso Vittorio che, rivoltosi ad associazioni e diversi legali, ha cercato anche di avere spiegazioni sui criteri di valutazione espressi dalla magistratura. Il potere di archiviazione non spetterebbe al GIP invece che al PM? Questo il quesito posto dallo stesso Architetto. Tentativo invano però, non riuscendo così ad avere ascolto, la giusta considerazione e le dovute risposte. Due concorsi non superati, una serie di circostanze da lui ritenute anomale. Una doppia ingiustizia sinonimo per lui di futuro rubato. Odissea di un architetto tutta da leggere e che vi riportiamo in questo file in formato PDF.

 

 

Discriminazione nei suoi confronti? Un giudizio poco obiettivo per favorire diversi raccomandati? E perché questa documentazione sulle singole prove d’esame inviata con estremo ritardo, ostacolando così il Sig. Vittorio nell’esercizio di un suo diritto ovvero la tutela di un suo interesse legittimo, dinanzi al giudice amministrativo? La documentazione presentata in sede penale e esaminata dal pubblico ministero, era così poco chiara da non essere in grado di valutare la presenza o meno di eventuali comportamenti, riconducibili a fatti costituenti reato? Domande poste da Vittorio, ma che restano tali. Il mondo dei concorsi pubblici, a quanto sembra, non smette mai di sorprendere.

 

 

 

Foto: www.concorsi-pubblici.org

 

 

 

Odissea di un architetto travolto da un'ingiustizia

Link file PDF

 

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