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INPGI, Corte dei Conti: "severi interventi per rimediare ad una situazione, in modo serio, compromessa"

“Va premesso che nella relazione relativa allo scorso esercizio la Corte dei Conti ebbe a sottolineare come il perdurante andamento negativo dei saldi della gestione previdenziale e assistenziale imponesse alla Governance dell’INPGI l’adozione urgente di severe misure atte a ristabilire un equilibrio previdenziale pesantemente compromesso da una profonda crisi del settore dell’editoria, contraddistinta dalla sensibile contrazione dei contratti di lavoro e dal peso sempre crescente degli oneri per ammortizzatori sociali a carico dell’Istituto medesimo.

Nell’estate del 2015, il Consiglio di amministrazione ha approvato una riforma del sistema previdenziale con interventi sia dal lato delle entrate, sia da quello delle uscite. Riforma approvata nel febbraio del 2016 dai Ministeri vigilanti con riguardo a molti, ma non tutti, degli interventi proposti. Come e quanto le misure adottate, alcune delle quali in vigore già dal gennaio del 2016, fossero in grado di incidere sugli equilibri previdenziali restava rimesso ad un bilancio tecnico richiesto dagli stessi Ministeri vigilanti. Nell’esercizio oggetto del presente referto le risultanze finali economiche della Gestione sostitutiva, pur sempre di segno positivo, mostrano, ancora, dati non confortanti. Ancorché, infatti, il risultato di esercizio si incrementi, sul 2014, di un importo di poco superiore ai quattro milioni, peggiora ulteriormente il saldo della gestione previdenziale e assistenziale (pari a -111,9 milioni, a fronte di -81,620 milioni nel 2014, -51,649 milioni nel 2013, -7,391 milioni nel 2012), con un decremento sul 2014 che supera i 30 milioni (+37,1 per cento) per effetto di minori ricavi (-10,7 milioni) e di maggiori costi (+19,6 milioni). In assenza delle plusvalenze (per oltre 90 milioni) conseguenti alla cessione al “Fondo immobiliare INPGI”, di ulteriori quote del patrimonio immobiliare dell’ente, i risultati economici sarebbero stati, come nel 2014, fortemente negativi. Nel 2015, non accenna a scemare la crisi occupazionale nel settore dell’editoria e la flessione dei rapporti di lavoro non mostra cenni di rallentamento. Nell’esercizio in esame, infatti, la diminuzione si attesta su una percentuale del 5,8 per cento (-956 contratti, a fronte dei -538 del 2014). Se, poi, si guarda ad un arco temporale più largo, si rileva che nel periodo 2010-2015 i rapporti di lavoro decrescono di ben 3.048 unità, per una percentuale del 16 per cento. Nell’ultimo triennio, dunque, l’equilibrio di bilancio dell’Istituto è da ricondurre ai proventi derivanti dal percorso di dismissione del patrimonio immobiliare, diverso da quello ad uso di struttura. Patrimonio, questo, che al 1° gennaio 2013 era, ai valori di bilancio, di 696,486 milioni e che a fine 2015 ammonta a 308,164 milioni. Già nella scorsa relazione non si mancava di porre in evidenza come, ove negli anni a venire i risultati della gestione caratteristica registrassero perdite uguali o maggiori di quelle del triennio 2013-2015, i proventi straordinari da plusvalenze potrebbero contribuire per un numero sempre più limitato di anni all’equilibrio della gestione. Quanto ai dati economici e patrimoniali, nel 2014 l’avanzo economico era di 17,020 milioni, mentre il patrimonio netto si attestava su 1.805,6 milioni, nell’esercizio in esame l’avanzo della gestione è di 21,070 milioni, mentre il patrimonio netto raggiunge i 1.826,6 milioni. L’ammontare della riserva di garanzia IVS è risultato, anche nel 2015, sempre superiore a quello della riserva legale minima prevista dalla legge n. 449 del 1997 ed ha raggiunto nell’esercizio medesimo una consistenza (dopo la destinazione dell’avanzo di gestione) pari a 12,13 annualità delle pensioni in essere al 31 dicembre 1994. Ben diverso valore, però, assume il medesimo indice con riguardo alle prestazioni correnti, attestandosi nel 2015 su 3,93 annualità dell’onere delle pensioni a fine dell’esercizio medesimo, con un’ulteriore flessione dell’indice rispetto ai precedenti cinque anni (4,03 nel 2014; 4,16 nel 2013; 4,23 nel 2012; 4,38 nel 2011; 4,62 nel 2010). Delle due principali aree del conto economico, costituite dalla gestione previdenziale e assistenziale e dalla gestione patrimoniale, quest’ultima registra un incremento di quasi 50 milioni sul 2014, essenzialmente da ricondurre al miglior risultato del portafoglio mobiliare (54,028 milioni circa, al netto delle componenti straordinarie), controbilanciato dal minor saldo della gestione immobiliare (3,655 milioni circa). Avuto riguardo al valore di mercato dell’investimento mobiliare (comprensivo cioè del saldo positivo tra plusvalenze e minusvalenze implicite, pari a 46,6 milioni) il rendimento si attesta sull’1,70 per cento. La redditività netta del patrimonio immobiliare si attesta sull’1,45 per cento, contro l’1,60 del 2014, avuto riguardo al valore medio di bilancio dei medesimi cespiti. Dei risultati della gestione previdenziale e assistenziale già si è fatto cenno. Si accentua, ancora di più, nel 2015 il trend negativo del precedente esercizio, con un saldo della gestione che chiude in negativo per 111,9 milioni, cui corrisponde un tasso di decremento dei ricavi del 2,6 per cento e di aumento dei costi del 4 per cento. Sempre con riferimento alla medesima gestione è da rilevare come il gettito contributivo IVS corrente, in diminuzione tra il 2014 e il 2015 del 2,8 per cento (331,8 milioni, contro i 341,5 milioni nel 2014), faccia registrare complessivamente tra il 2008 e il 2015 una diminuzione del 9 per cento circa, a fronte di una crescita continua della spesa pensionistica. La spesa per pensioni IVS è, infatti, nel 2015 di 460,9 milioni, con un tasso di aumento del 3,8 per cento sull’esercizio precedente, la cui spesa in valori assoluti era di 444,1 milioni. Nel periodo 2008-2015 gli oneri pensionistici si incrementano complessivamente del 38 per cento. Va inoltre evidenziato che nel 2015 gli iscritti attivi non titolari di pensione hanno raggiunto, a fine esercizio, il numero di 15.340 (16.227 nel 2014); il rapporto tra iscritti attivi e pensioni (queste ultime, passate complessivamente dalle 8.234 del 2014 alle 8.643 dell’esercizio in esame) è pari a 1,77 (1,97 nel 2014); l’indice di copertura della spesa pensionistica IVS da parte del correlato gettito contributivo corrente si attesta su un valore di 0,72 (0,78 nel 2014); l’incidenza delle uscite complessive della gestione previdenziale e assistenziale sul complesso delle entrate della medesima gestione è stata del 128 per cento, con un netto peggioramento rispetto a quella del 2014 (120 per cento). Il bilancio tecnico acquisito dall’Istituto nel maggio 2016, che tiene conto della normativa vigente (dell’effetto, cioè, dei soli interventi di riforma approvati dai Ministeri vigilanti), espone una situazione, a giudizio dello stesso attuario, di non solvibilità della gestione, con un patrimonio che si azzera nel 2030 e torna ad essere positivo solo dal 2060. Il quadro che emerge dai risultati del 2015 è reso, dunque, ancor più preoccupante dall’andamento prospettico della gestione ed impone agli organi di amministrazione dell’INPGI di porre responsabilmente in essere ulteriori, "severi interventi per rimediare ad una situazione, altrimenti, in modo serio compromessa”.

 

Chi parla è la Corte dei Conti. Quanto riportato è l’analisi, nello specifico le considerazioni conclusive dei giudici contabili riguardo la gestione, anno 2015, del fondo pensionistico dei giornalisti da parte dell’INPGI, Istituto Nazionale di Previdenza Giornalisti Italiani- Giovanni Amendola. Il giudizio della stessa Conte dei Conti, si è concentrato maggiormente sull’INPGI 1 che accoglie, regolarmente ogni anno, i versamenti contributivi di tutti i colleghi e le colleghe che hanno un rapporto di dipendenza con le rispettive redazioni, regolato dal contratto giornalistico nazionale le cui condizioni, ricordiamolo, sono stabilite tramite accordo FNSI-FIEG. A voler essere brevi e concisi, dovere di ciascun giornalista, la situazione tracciata dalla magistratura amministrativa-contabile tutto regala tranne gioie e sorrisi agli operatori dell’informazione. Patrimonio che si azzera entro il 2030 per poi risorgere trent’anni dopo? Giornalisti con la pensione a rischio, soprattutto le giovani generazioni.

 

La Presidente dell’Istituto di Previdenza, Marina Macelloni, con riferimento a quanto detto dai giudici contabili, afferma: “La Corte dei conti nella suarelazione conferma che lo squilibrio della gestione dell’INPGI deriva sostanzialmente dal pesante stato di crisi strutturale del settore dell’editoria e dà atto al Consiglio di amministrazione di essere già intervenuto con una riforma in parte approvata dai Ministeri. La relazione si chiude con un forte richiamo, che non possiamo sottovalutare, a porre in essere ulteriori severi interventi per rimediare a una situazione altrimenti compromessa. Il Consiglio di amministrazione è già fortemente impegnato in questa direzione e presenterà al più presto ai Ministeri vigilanti un nuovo pacchetto di misure che possano riportare la gestione in equilibrio.

 

In attesa delle nuove misure e che la speranza di tempi migliori possano far capolino, la realtà parlerebbe chiaro:giornalisti sempre più idonei a rivestire, come cita il titolo di un vecchio film, il ruolo di “ricchi, ricchissimi, praticamente in mutante”.

 

 

Gestione INPGI- anno 2015, relazione Corte dei Conti

Link relazione: http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_controllo_enti/2016/delibera_60_2016.pdf

Fonte documento PDF: www.francoabruzzo.it

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