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Caso Sopaf, bilancio e patrimonio immobiliare: i "dolori" di casa INPGI

Una holding, Sopaf S.p.a., in profonda crisi da diverso tempo, giunge al fallimento.

Un’intera famiglia, i fratelli Magnoni, finisce in manette in quanto responsabile, secondo gli inquirenti, del crac societario. Le indagini proseguono; coinvolti in questa inchiesta tre istituti di previdenza, esattamente ENPAM, Cassa Ragionieri dello Stato e INPGI. L’INPGI, Istituto Nazionale Previdenza dei Giornalisti Giovanni Amendola”, in un primo momento è risultata solo parte lesa. Dopo alcuni mesi, viene iscritto nel registro degli indagati il Presidente, Andrea Camporese. L’accusa formulata dagli inquirenti? Corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto. Come e da dove nasce il quadro accusatorio? Tutto inizierebbe, alla luce di quanto svelato dal lungo lavoro svolto da Fiamme Gialle e magistrati, con il presunto acquistodi quote FIP, quote del Fondo Immobili Pubblici che risulta gestito dalla società InvestiRe S.g.r, di proprietà della famiglia Nattino. Acquisto che avrebbe permesso a Sopaf di guadagnare un ingiusto profitto che, a detta degli inquirenti, ammonterebbe a circa 7.600.000 euro. A questo caso si aggiungono altre due, non meno inquietanti, inchieste: il secondo filone “Vatileaks” e un’indagine, condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, sul gruppo Nattino-Banca Finnat. Gruppo che avrebbe ricevuto dai vertici INPGI, l’esplicito incarico di amministrare e gestire tutto il suo patrimonio immobiliare. Chiesto di recente il rinvio a giudizio di Andrea Camporese. Al GUP, Giudice dell’Udienza Preliminare, l’incarico di decidere se per il numero uno dell’Istituto ci sarà un processo oppure una sentenza di non luogo a procedere. Alla magistratura meneghina il difficile compito di fare luce, chiarezza, accertare e far venire fuori eventuali responsabilità e colpevoli.

 

I colleghi giornalisti, da un anno e mezzo, si pongono delle domande sullo stato di salute dell’INPGI stesso, sul bilancio annuale, sulla gestione del patrimonio immobiliare e, soprattutto, sul suo effettivo rendimento. Ai diversi interrogativi già posti, in seguito a questo intreccio di inchieste giudiziarie scoppiate in questi ultimi mesi, si aggiungono diversi problemi che preoccupano molto l’intera categoria professionale: A) l’innalzamento dell’età pensionabile con conseguente violazione di tutti i diritti acquisiti. B) La riduzione delle risorse per mutui e prestiti. C) Il blocco della ex fissa, un diritto acquisito soprattutto dai colleghi appartenenti ad una vecchia generazione lavorativa. D) L’eliminazione di tutte quelle forme di tutela e delle prestazioni a favore dei giornalisti. E) La questione bilancio: gli ultimi dati riguardanti il bilancio previdenziale, parlano chiaro. 1) 345.000 euro di entrate, 2) 461.000 euro di pensioni erogate, 3) -116.200 euro di bilancio in passivo. Per il 2016, la previsione di bilancio parlerebbe di circa 365.000 euro di entrate, 475.100 euro di pensioni erogate e circa -110.100 euro di passivo.

 

Situazione non proprio felice per una categoria, sospesa a metà fra un perenne coma reversibile e un baratro che, sul più bello, potrebbe aprirsi. Come se non bastasse, i colleghi giornalisti economici, Nicola Borzi e Salvatore Rotondo, hanno fatto un’esplicita richiesta agli atti per visualizzare la condizione effettiva del patrimonio immobiliare e il bilancio globale INPGI. Da Via Nizza, secondo quanto raccontato dai due, avrebbero risposto con un perfetto "due di picche”, dichiarando che non ne hanno alcun diritto ad accedere e disporre dei documenti ed, essendo giornalisti iscritti regolarmente all’Ordine, entrerebbero in conflitto di interessi. Come mai questo divieto assoluto di accesso, visto che i principi dettati dalla conosciutissima legge 241/90, direbbero tutto l’opposto? Come mai i giornalisti, facenti parte di un ordine professionale, non hanno il diritto di sapere il perchè di questa crisi dell'informazione e del momento, sicuramente poco idilliaco, del loro Istituto di previdenza? Quest'ultimo il quesito che si è posto il Presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino. Il caso Sopaf unica causa di questo "dramma" oppure solo il colpo di grazia ad una situazione già difficile da qualche anno? La riforma INPGI, altro tema di cui tanto si è parlato, sbagliata o tardiva? Salvare l’Istituto di previdenza o confluire nell’INPS? Su questo quesito, l’opinione è spaccata, letteralmente divisa: “chi vuole confluire nell’INPS e chi vuole invece ricostruire l’INPGI, tutelando così l’autonomia della professione giornalistica”. Cosa fare in concreto per ridare dignità all’Istituto previdenziale di categoria?

 

Di tutto questo si è parlato ieri mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Roma, dentro la sede nazionale ODG. Quale futuro per i giovani giornalisti, alle prese con un mercato del lavoro precario, fatto di poche e certe prospettive, i senior vicini alla pensione e per i pensionati che hanno già versato i contributi per anni e anni? Restituire a tutti loro una previdenza degna del suo nome, rassicurandoli su un futuro allo stato attuale fatto più di ombre che certezze. “L’arduo, ma non impossibile progetto di coloro che non vogliono affatto la morte dell’informazione”.

 

 

 

 

Foto: Marco Chinicò

 

 

 

 

 

 

 

Video "Caso Sopaf, bilancio e patromonio immobiliare: i "dolori" di casa INPGI"

 

Fonte video: canale YouTube Chinics News

 

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=WVyHRaxtw_s

 

 

 

 

 

Audio "Caso Sopaf, bilancio e patromonio immobiliare: i "dolori" di casa INPGI"

 

Fonte audio: canale Soundcloud Chinics News

 

Link audio: https://soundcloud.com/chinics-news-2

 

 

 

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