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Harakiri Karachinics: “Parli italiano? La mia banca è differente”

Errore lingua italianaLa mia banca è differente”. Così diceva un conosciuto spot pubblicitario di qualche anno fa, promuovendo i servizi di un noto brand finanziario, invitando potenziali clienti ad avvicinarsi al marchio in questione e a voltare così le spalle alla concorrenza.

Mettiamo da parte, al momento, questo mondo. Pianeta per niente amato dai consumatori italiani. Non nutrire simpatia per le banche non fa più notizia e, salvo casi molto particolari e tragici, non si dà troppa importanza a questo particolare. Se ad essere maltrattata, però, è la nostra amata lingua italiana, la notizia diventa con la N maiuscola, a dir poco preoccupante. Analisi logica e del periodo, lessico, il testo e la sua analisi, la comprensione, costruire una semplice frase con soggetto, verbo e predicato, imparare a non cadere nella trappola degli intercalari. “Fundamenta” che si insegnano e apprendono durante le scuole elementari e con i quali tutti i comuni mortali fanno i conti fino all’ultimo atto del lungo percorso scolastico: il tema di italiano agli esami di maturità.

"Gli studenti non sanno l'italiano". 600 Professori universitari, tramite lettera aperta, hanno denunciato nei giorni scorsi questa grave carenza di conoscenza della lingua italiana. Lingua antichissima, la lingua del melodramma; una letteratura che ci invidiano oltre confine, lingua oggi insegnata in diversi paesi del mondo e studiata da diversi stranieri. Errori o orrori grammaticali, a voi la scelta del vocabolo, sulle pagine delle tesi di laurea. Lacune tollerabili solo fino alla 3’ elementare. Non poche difficoltà anche nell’esprimersi. "Ripartire dalle basi": basi che sembrano mancare. Questo, brevemente, quanto afferma quest’ampia schiera di docenti. Come mai questo grave deficit? La scuola odierna la sola responsabile di ciò o pochissimo interesse dei nostri giovani verso la lettura di libri e giornali? Parlare di scuola incapace ad insegnare è ingiusto. Rispetto massimo e doveroso per tutti i maestri, le maestre, professori e professoresse di lettere, molto bravi, preparati e attenti ai loro alunni. Sicuramente c’è più di qualcosa da rivedere del sistema scolastico odierno. Xchè o Xche?”, X invece di per, Ho senza h oppure o con H quando quest’ultima non serve. E che dire del “bellissimo” rapporto se-congiuntivi. “Se sarei” invece di “se fossi” oppure, come un laureato in storia dell’arte disse una volta a chi vi sta scrivendo ora, “se me lo facerebbero” invece di “se me lo facessero”. “Keal posto di che. Sms, messaggi privati Facebook o Whatsapp, sfoggiano inimitabili performance in tal senso. Una volta c’era il sindaco, anche quando ad essere primo cittadino di una città era una gentil donna. Oggi è il momento della sindaca; dal giugno dello scorso anno, un radicale cambio della nostra lingua e con tutte le disparità di pensiero emerse sulla questione. Gli effetti, decisamente discutibili e criticabili, della globalizzazione che hanno inciso e non poco anche sul nostro modo di esprimersi.

"Attenzione! Non solo i giovani gli unici autori di strafalcioni". “Il peggio non finisce mai ed è dietro l’angolo”. Anche qualche "vecchietto o vecchietta", seppur figlio o figlia di un’epoca che non tollerava strafalcioni, non sembra aver un buonissimo rapporto con la lingua nostrana. Questo foglietto, lasciato sul parabrezza dell’auto, parcheggiata in seconda fila o messa davanti ad un passo carrabile e alla cortese attenzione di chi deve uscire con il proprio mezzo, fa venire l’orticaria. "Stiamo fando un trasloco". Giudicate voi!

 

Parlare una lingua in modo perfetto non è affatto facile; forse, impossibile. Una proprietà di linguaggio elevatissima, sempre impeccabile, è tipica dei grandi studiosi, linguisti e cultori. Esprimere un buon, corretto italiano, un obiettivo raggiungibile. "Noi italiani, però, non finiamo mai di stupire, in questo caso in negativo". Perfezionisti di natura, grandi insegnanti e dottori anche quando non lo siamo affatto, egregi ed infallibili Commissari tecnici della Nazionale italiana di calcio, pronti a lanciare critiche al "cianuro" quando l'Italia è eliminata da Campionati del mondo o Europei. Le nostre parole, chissà perchè?, lasciano a desiderare quando parliamo, al bar o dal barbiere, di schemi, tattica e giocatori. Tutti "formidabili" critici e pensatori grazie a quel potere, diritto sacrosanto, al tempo stesso pericoloso e controproducente, che l'art. 21 della Costituzione ci ha donato: "libertà di espressione e pensiero". Eccellenti ed indiscutibili maestri di giornalismo e delle cinque W, pilastri portanti dell'informazione. Maestri dalla brillante e promettente penna, tanto di nobili insegnamenti "conditi" da quel pizzico di irascibilità e lunaticità tipica di chi dice: "il giornalismo sono io, punto". Con quale risultato poi? Uscire un bel giorno di scena, non lasciando più alcuna traccia perchè, scherzi del destino, si è messi nella condizione di abbandonare la professione, cambiando così mestiere. Il maestro e i suoi nobilissimi insegnamenti dove sono finiti? Mistero della fede!

 

Tuttavia, nonostante queste apparenti doti, i fatti e le denunce altrui ci raccontano che l’italiano non è proprio il nostro forte. “Parli italiano? La mia banca è differente”. “Come vecchio slogan pubblicitario insegna, senza se e ma”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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