Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione dell'utente.
Accedendo ad una qualsiasi delle sezioni sottostanti dichiari di aver preso visione di questo messaggio e di accettare la raccolta di cookie durante la navigazione.

Seguimi anche su

Facebook-iconGoogle-Plus-iconTwitter-2-iconYouTube-icon

Visitatori on line

Abbiamo 90 visitatori e nessun utente online
 

“La musica come un virus”: Amedeo Miconi presenta “Rockvirus”

RockVirus    fronte copertinaAmedeo Miconi. Definirlo un personaggio nuovo del panorama musicale, è assolutamente sbagliato. "La musica è nel suo DNA sin dalla nascita".

A 14 anni, il suo primo impatto con una chitarra e primi sei anni di attività, come semplice autodidatta. All’età di 20 anni si iscrive all’Università della Musica e da quel momento non si ferma più. Ha partecipato al programma di RAI2, La Grande Notte del Lunedì, entrando a far parte del gruppo di accompagnamento musicale di Max Tortora. Ha avuto l’occasione di accompagnare le conosciute voci di Francesca Alotta, Luca Barbarossa, Sergio Caputo, Stefano Di Battista e Max Giusti. Ha collaborato alla stesura di colonne sonore che accompagnano l’apertura di conosciuti programmi del nostro servizio pubblico, alla composizione di sottofondi musicali e anche di brani che accompagnano i DVD della Gazzetta dello Sport. Questa solo un’overture del suo immenso curriculum artistico. Da poco è entrato in scena “Rockvirus”. Un album strumentale, realizzato per Videoradio e che vede la partecipazione di prestigiosi artisti di fama sia nazionale che internazionale, fra cui citiamo Jennifer Batten, John Giblin e Mill Collins. Al momento ci fermiamo qua; sicuramente Amedeo saprà spiegarci molte più cose e, perché no? sicuramente qualche stuzzicante curiosità.

Amedeo Miconi parliamo di questa creatura artistica”, mi conceda questo termine, “RockVirus”. E’ stato realizzato per Videoradio ed è presentato come album strumentale. Cerchiamo di spiegare a chi ascolta solo la musica, ma non è abituato ad analizzarla. Perché un album strumentale? Quanti stili musicali si incontrano

 

Sono sempre stato appassionato di canzoni “cantate”, ma anche di musica strumentale, in cui la parte della voce viene presa da altri strumenti, in particolare dalla chitarra, come nel caso di “Rockvirus”. Molti brani hanno una “forma canzone” proprio per questo motivo, volevo che non si avvertisse la mancanza di un testo. La sfida più grande, non essendoci parole, (a parte le richieste di aiuto in “Send help”), è stata cercare di trasmettere ciò che avevo in mente, descrivendolo con le sole note. Un esempio su tutti è il brano “Tears” che ho composto per mio padre scomparso da poco. L’idea che volevo dare era proprio quella della disperazione di quando è stata composta, con una chitarra che in qualche modo piange e urla di dolore, e spero di esserci riuscito. Nell’album ci sono diverse influenze, brani molto tirati, alcuni più morbidi, altri più “Pop” o Bluesy, con il rock come comune denominatore.

Dietro un nome, solitamente, si nasconde un significato ben preciso. “Rockvirus”, ci dica la veritàquale aspetto, significato particolare o curiosità presenta alle orecchie di chi lo vorrà ascoltare?

Credo che sia un album ricco di suoni, ci sono molte chitarre ma anche tanti altri strumenti oltre a batteria e basso, come il pianoforte e tastiere, l’organo hammond, ed il sax. Ho cercato di rendere le composizioni il più variegate possibile, così come gli arrangiamenti, facendo in modo di avere una produzione riconoscibile ma non monotona.

E se volessimo, per un attimo, fare un azzardo…ovvero si chiama Rockvirusperché la musica che sprigiona è come un virus? Si fantastica un po’ troppo o qualcosina di vero c’è in questa interpretazione?

Qualcosa di vero c’è. Il titolo mi è stato suggerito da alcuni suoni di chitarra e di tastiera che ho usato nella title track. Avevano un qualcosa che mi ha fatto pensare ad un virus, ad una sorta di “Alien”. Ma la motivazione più importante è stata che i brani molto Rock si alternavano a quelli più “soft”, dando un impatto ancora più forte.

Come mai questo forte desiderio da parte sua di far incontrare, grazie a questo album, la vena artistica di compositori e musicisti di fama sia nazionale che internazionale?

Mi piaceva l’idea di coinvolgere alcuni musicisti internazionali che ascolto da moltissimi anni, anche al fianco di artisti che amo da sempre, e colleghi/amici italiani con i quali collaboro da tanto tempo. Così ho avuto la fortuna e l’onore di avere come special guests: Jennifer Batten, (Michael Jackson, Jeff Beck, ecc...), Mel Collins, (King Crimson, Dire Straits, Alan Parsons Project, ecc...), John Giblin, (Simple Minds, Peter Gabriel, Phil Collins, ecc…), insieme ai grandissimi Salvatore Scorrano, (Steve Phillips, Dire straits, Loretta Goggi, ecc), Gigi Zito, (Nada, Gianni Bella, ecc...) e Salvatore Leggieri, (Renato Carosone, Lucio Dalla, Max Giusti, ecc...), alle batterie, Mario Guarini, (Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Gino Paoli, ecc...) al basso, Primiano Di Biase, (Dire Straits, Neri Marcoré, Richard Bennet, ecc...) alle tastiere, al piano alle riprese del suono, Stefano Maggio, (Popstars, Jennifer, Kirchheim, ecc,,,), alle tastiere e al programming.

Blues, Hard Rock, musica leggera, Pop, Pop Rock, Rock classico. Generi musicali letteralmente distinti e diversi fra loro, che lei conosce molto bene. Possiamo affermare con certezza che lei, grazie a “Rockvirus”, vuol dimostrare a suon di note che anche stili musicali diversi possono convivere e camminare insieme, appassionatamente?

Mi piacciono tanti stili musicali e anche in “Rockvirus” ce ne sono diversi, anche se ho cercato di far rientrare il tutto in un filone stilistico omogeneo, cosa che mi ha costretto ad escludere quattro brani dalla versione finale dell’album, perché trovavo che uscissero troppo fuori dal contesto. Nello specifico si trattava di pezzi più acustici che potevano creare dei momenti più delicati, ma forse troppo per la direzione che aveva preso il disco.

Tanti i nomi di lusso con i quali lei ha avuto il piacere di lavorare nel corso della sua carriera. Si dice però che la musica d’autore odierna lasci molto a desiderare, il vero cantautorato sia altro e, purtroppo, quello stesso cantautorato di un tempo oggi non esiste più. Personalmente è d’accordo con quest’analisi?

Abbiamo una tradizione di grandi cantautori purtroppo ancorata al passato, anche se ci sono delle nuove o meno nuove realtà interessanti. Forse molto dipende dal fatto che ci sono sempre meno spazi per proporre la propria musica e si investe raramente sulla carriera. Anni fa chi usciva con un album aveva la certezza quasi matematica di farne almeno altri due, per misurare alla distanza la crescita e le potenzialità dell’artista di turno. Oggi questo non esiste quasi più.

Lei ha conosciuto diverse generazioni musicali e si dice che tutta la musica, sia italiana che internazionale, sia stata terribilmente influenzata dalla globalizzazione. Come spiega lei quest’influenza, ma soprattutto chi l’ha voluta? Chi ha imposto determinati canoni oppure diciamola tutta, “colpa” un pochino anche di chi ascolta che non vuole staccarsi, nemmeno un minuto, dagli stereotipi provenienti dai vari X-Factor o MTV Awards, giusto a voler fare i nomi di due grosse rassegne musicali?

Credo che uno dei motivi principali risieda nel fatto che la musica faccia sempre più da sottofondo alle cose che si fanno quotidianamente. C’è meno attenzione ed il tutto è consumato alla velocità della luce.

Amedeo, la musica dei bei tempi che furono, come dicono i nostri nonni, prima o poi tornerà a far parlare nuovamente di se stessa?

Credo di si. Comunque alcune cose ci saranno per sempre. Basti pensare ad un gruppo come quello dei Beatles che ha scritto il “libro musicale” più completo della storia. Detto questo, periodicamente escono brani di nuovi artisti che in realtà sono cover di pezzi di tantissimi anni fa e che vengono scoperti dalle nuove generazioni.

Ci permette di affermare, senza se e ma, che lei con questo album vorrebbe tanto riportare la musica di 30-40- 50 anni or sono, nel cuore della generazione attuale?

Vorrei che il disco arrivasse così come è stato ideato, ma sarei anche contento se stimolasse qualcuno a ricercare influenze musicali del passato, magari spinto da quid un colto nei brani.

 

Non mi resta che ringraziarla per aver accettato la nostra intervista ed augurarle in bocca al lupo per i progetti futuri. Un cordiale saluto.

Grazie a lei di cuore, crepi il lupo e buon lavoro. Un saluto a tutti i lettori di Chinics News

AddThis Social Bookmark Button

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna