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Classifica Serie A

SQUADREPUNTI
Juventus 91
Roma 87
Napoli 86
Atalanta 72
Lazio 70
Milan 63
Inter 62
Fiorentina 60
Torino 53
Sampdoria 48
Cagliari 47
Sassuolo

46

Udinese 45
Chievo 43
Bologna 41
Genoa 36
Crotone 34
Empoli 32
Palermo 26

Pescara

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Vittorie, gioie, commozione, disgrazie e dimenticatoi: i due volti del nostro pallone

Crotone Lazio 3 1Domenica 28 Maggio. Si è conclusa ieri sera una stagione calcistica che il suo momento più bello l’ha offerto negli ultimi 90’ minuti di gioco. 2’ posto e ultima retrocessione da assegnare le sfide più calde di un campionato che, sul fronte vertice, se non matematicamente già emotivamente aveva scritto la sua sentenza da diverso tempo.

Il Crotone, fino a due mesi or sono dato per spacciato, gioca bene, vince, convince, guadagna terreno, supera la Lazio ed in virtù della sconfitta dell’Empoli sul campo di un Palermo già sentenziato duramente, conquista un’insperata salvezza. La Calabria salva il suo orgoglio calcistico, restando nella calcio italiano che conta. Madama La Marchesa Juventus vince il suo 6’ tricolore di fila; ha vinto in primis per la grande forza e superiorità tecnica che questa squadra ha saputo mostrare nell’arco dell’intera stagione, in secundis grazie al grande merito di un allenatore, Massimiliano Allegri, che ha saputo ben disporre tutto il parco giocatori a sua disposizione, sbagliando pochissimo per non dire quasi nulla. 6’ scudetto consecutivo, 3’ successo di fila in Coppa Italia, in attesa di un’altra ardua, ma possibile mielata sentenza, Made in Cardiff, che il campo potrebbe scrivere sabato sera, ostico Real Madrid permettendo. “Non ce ne vogliano, però, i tifosi bianconeri”: c’è al tempo stesso da sottolineare come la Vecchia Signora padroneggi in terra nazionale anche grazie anche ad un massimo torneo che, rispetto a 15-20 anni fa, non è più così competitivo. Roma e Napoli, le uniche ad aver sfidato a viso aperto la Regina della Serie A, sperando fino all’ultimo di poter scucire lo scudetto dalla sua maglia, hanno peccato di non eccessiva continuità nei risultati, lasciando per strada punti pochi, ma preziosi. Le due milanesi sono fuori servizio per intensi lavori di restyling, sia a livello societario che di rosa. Per la Fiorentina, si sa, lo sbandamento è di rigore. Atalanta e Lazio le uniche vere sorprese di quest’annata, con un’Europa riconquistata dopo anni di attesa. Gli incredibili, inverosimili colpi di scena di mercato che colorano l’inizio di stagione, lasciano e non poco il segno. La decisione, per certi versi ancora inspiegabile, di un Presidente avversario, Aurelio De Laurentis, di cedere proprio ad una diretta rivale Gonzalo Higuain. Quest’ultimo, l’anno scorso, autore di 36 reti all’ombra del Vesuvio. Un record assoluto che, tuttavia, non permise al Napoli di vincere quel massimo titolo nazionale che manca ormai dal lontanissimo 1990. A voler essere obiettivi, la prima firma su questo 33esimo titolo bianconero è proprio dell’attuale patron del Napoli. Molti tifosi d’Italia, non zebrati, a distanza di 10 mesi ancora si chiedono come mai fra tante squadre, proprio alla Juventus sia stato ceduto l’attaccante argentino. Della serie quando l’orgoglio calcistico di un Presidente e patron lasciano, alcune volte, a desiderare! I tifosi napoletani, sicuramente, si staranno ancora mordendo le mani.

Addio Francesco TottiRoma, Stadio Olimpico. Ieri pomeriggio, una grande festa: momenti di infinita gioia e commozione per salutare un campionissimo. Francesco Totti. 28 anni di onorato servizio con la maglia giallorossa. Aveva 13 anni non compiuti quando il compianto Dino Viola, decise di prelevare questo promettente ragazzino dalla Lodigiani. Una scelta azzeccatissima come lo fu quella di un inguaribile juventino, Gianpiero Boniperti, di prelevare dal Padova un certo Alessandro Del Piero. Totti; “indiscusso romanista e leader”. Record assoluto di presenze con la maglia della vecchia Lupa Capitolina. Il 28 marzo 1993 un altro compianto, Vujadin Boskov, decise di farlo entrare negli ultimissimi minuti di un Brescia-Roma 0-2. “Da quella gara inizia un lungo cammino e il Pupone di Porta Metronia di strada ne ha fatta”. Unico suo difetto, se proprio vogliamo così definirlo? Aver preferito l’amore per i suoi colori agli enormi successi e trionfi che, sicuramente, avrebbe conquistato se avesse cambiato casacca. Cambiare casacca, per lui era impensabile! Un solo scudetto, vinto 16 anni fa, e un Mondiale conquistato nel 2006 in Germania i successi d’elite del capitano giallorosso. Due Coppe Italia, due volte la Supercoppa Italiana, il titolo di Scarpa d’Oro, superando il tulipano Ruud Van Nistelrooy. Andando indietro nel tempo, un campionato d’Europa under 21 con Cesare Maldini CT nel 1996. Quel CT che, incredibilmente, non lo inserì nella lista dei 23 azzurri che partirono per Francia 1998. Un titolo europeo sfiorato nel 2000; competizione, però, “addolcita” da quello storico cucchiaio sfoderato durante la lotteria dei rigori, nella semifinale di Amsterdam contro i padroni di casa olandesi. Ieri sera, al termine di un emozionante Roma-Genoa, conclusosi 3-2 per la formazione di Spalletti con accesso alla fase a gironi della Champions League, si è concluso il lungo viaggio calcistico di un calciatore professionista, acclamato la settimana scorsa, addirittura, dagli ultras della Lazio. “Anche l’acerrimo rivale si inchina al suo diretto avversario”. Una carriera che si conclude in modo, purtroppo, abbastanza polemico con il suo, ormai, ex tecnico: quel Luciano Spalletti che ha voluto far capire, senza cedere alla cultura del mito da amare, rispettare senza se e ma, che in una squadra conta il lavoro di gruppo, i risultati di un collettivo e non il singolo, simbolico nome. Emozioni e lacrime quando ha letto la lunga lettera, rivolgendosi e, di fatto, congedandosi dai suoi tifosi. Cosa sarà del domani? Un anno sui campi altrove e lontano da Roma o, subito, una nuova vita a livello dirigenziale? Niente congetture, il tempo ci dirà.

Calciatore Michele Padovano 1996Da un calciatore che ha lasciato il calcio giocato, almeno quello capitolino, sponda giallorossa, ad un altro che il pallone l’ha lasciato da tempo, ma che oggi vive nel dimenticatoio e con una vicissitudine giudiziaria di non poco conto. Michele Padovano. Un nome conosciuto, non nuovo ai tifosi della Juventus. Firma del celebre tricolore 1994-1995, targato Marcello Lippi, protagonista di una strepitosa Champions League, stagione 1995-1996, culminata con la vittoria di Roma nella finalissima giocata allo Stadio Olimpico contro l’Ajax. Padovano segnò il terzo dei calci di rigore che permisero agli uomini di Lippi di sconfiggere l’Ajax più forte degli ultimi venticinque anni, dopo quella di Juan Crujiff. E’ bastato un prestito di soldi ad una persona amica e l’incubo giudiziario è piombato come fulmine a ciel sereno. L’accusa? Aver finanziato, secondo gli inquirenti, un presunto traffico di droga. Tre mesi rinchiuso in un carcere, otto ai domiciliari, cinque mesi con obbligo di firma. Una sentenza di condanna di primo grado, in attesa da 11 anni del giudizio d’appello. Il bel calcio che fu? Tempi che Padovano ha cancellato dalla sua mente, esprimendosi con codeste parole. “Non penso quasi mai a quelle notti del ’96. Non ci penso perché la vita mi ha tolto tutto, compresi i ricordi più belli. Ma rifarei ogni cosa, anche se sono stato ingenuo e ho conosciuto gli sciacalli. Mi accusarono di avere finanziato un traffico di droga, invece ho solo prestato 40 mila euro a un amico d’infanzia che sarà stato pure un delinquente, ma resta un amico. Mi aveva detto che gli servivano per un debito, credevo si fosse comprato un cavallo. Sono in attesa di giudizio da undici anni dopo la condanna in primo grado: ho fatto tre mesi di galera, 8 ai domiciliari e 5 con l’obbligo di firma, in cella aspettai 67 giorni il primo interrogatorio ed è successo a un innocente. Ho chiamato i compagni di un tempo, a uno a uno, compresi quelli che oggi fanno gli allenatori e gli opinionisti e con i quali eravamo come fratelli. O non rispondono oppure prendono tempo, dicono di non poter fare niente quando basterebbe una parola. Sono stato dirigente o direttore sportivo alla Reggiana, al Genoa, al Torino, all’Alessandria, la prima squadra di Cairo l’ho fatta io. E’ questo il mio mestiere”. L’ex calciatore conclude con una frase, a molti non nuova, ma pur sempre significativa: “in galera ho conosciuto uomini degni di questo nome, mentre nel calcio il più pulito ha la rogna”.

Talento, senso del goal, vittorie, successo personale, soldi. Terminata la gloria, quell’ingenuità che paghi a caro prezzo. Come le antiche stelle possono, in pochissimi secondi diventare stalle. Vittorie, gioie, commozione, disgrazie e dimenticatoi: i due volti del nostro pallone.

 

 

 

 

 

 

Foto: Contra-ataque, Wikipedia.org

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