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Classifica Serie A

SQUADREPUNTI
Juventus 85
Roma 81
Napoli 80
Lazio 70
Atalanta 66
Milan 60
Fiorentina 59
Inter 56
Torino 50
Sampdoria 47
Udinese 44
Cagliari

44

Chievo 43
Sassuolo 43
Bologna 41
Genoa 33
Empoli 32
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Extracomunitari in campo, le categorie minori li invocano: “Italiani esigenti, non ci sono soldi”

Business soccer photo01C’era una volta Jean Marc Bosman”. Classe 1964, calciatore di nazionalità belga, centrocampista di ruolo.

Ha costruito la sua carriera agonistica, indossando prevalentemente le maglie di Standard Liegi e RFC Liegi. Nel 1990 inizia la sua personale “odissea”. Nonostante il contratto con l’RFC Liegi fosse scaduto, gli fu impedito il trasferimento alla squadra francese del Dunkerque. Da qui nacque una controversia giudiziaria fra il calciatore e la Federazione Nazionale calcistica belga. Si arriva, così, ad una sentenza, datata 15 Novembre 1995, che fa storia. La Corte di Giustizia Europea stabilisce infatti che i calciatori che giocano nei paesi dell’UE sono come i normali lavoratori ovvero hanno diritto alla libera circolazione. Bosman vinse la causa, cambiò lo scenario calcistico globale, ma questa battaglia sancì la fine della sua carriera. La sentenza, che prese presto il suo nome, spalancò così le porte dell’Europa a tutti i calciatori extracomunitari.

L’Inter di Massimo Moratti fu la prima ad aprire le porte di casa a numerosi giocatori stranieri. Le altre squadre italiane, seppur non ai livelli della Beneamata, si son tenuti stretti quei pochi, buoni giocatori nostrani a disposizione, misero da parte i loro vivai puntando a costruire formazioni “stellari”, sulla scia di quanto stava accadendo già negli altri campionati europei, “Real Madrid docet”. Se a livello di club, pian piano più di un successo è arrivato, non si può dire lo stesso per la nostra Nazionale. La nostra compagine Azzurra, per circa 20 anni, esattamente fra il 1986 e il 2006, ha mandato in campo squadre di alto livello e qualità. Azeglio Vicini, Arrigo Sacchi, Cesare Maldini, Dino Zoff e Giovanni Trapattoni, nonostante idee, concezioni del gioco diverse, insuccessi e aspettative andate deluse, hanno convocato giocatori, protagonisti assoluti nel nostro campionato e degni di vestire la maglia azzurra. Fu Marcello Lippi poi, ad allestire il miglior gruppo che con grande convinzione e, fatto da non dimenticare, nel periodo peggiore che il nostro pallone stava vivendo, è riuscito a conquistare un inaspettato, ma meritato titolo mondiale. Dopo il trionfo tedesco del 2006, finite le abbondanti riserve, il calcio italiano inizia a scoprire quanto sia un peccato non valorizzare le promettenti “stelle” delle squadre primavera. Non tanto la disfatta europea in Austria e Svizzera, quanto il tonfo ai Campionati del mondo in Sudafrica, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendoci ad una seria riflessione.

Business soccer photo02Oggi, possiamo dirlo, una discreta marcia indietro è stata fatta”; si punta ad una sostanziosa riduzione del parco stranieri, extracomunitari soprattutto, in rosa e una maggiore attenzione ai giocatori di casa nostra. Se in Serie A e B questo percorso può rivelarsi vantaggioso, con buona pace della Nazionale Italiana che può sperare di contare, in futuro, su un gruppo di giocatori più che buoni, non si può dire che le compagini delle categorie minori godano di altrettanta fortuna. Nella massima Serie, complici gli sponsor che diversi calciatori, sia stranieri che extracomunitari con elevato curriculum sportivo, ancora introducono e i sostanziosi introiti derivanti dai diritti di trasmissione televisiva, la quantità di denaro circolante permette alle società di respirare, vivere e dormire sonni tranquilli. Questo accade, nonostante quel minimo di fair-play finanziario imposto dall’UEFA, contro gli ingaggi stratosferici. Napoli e Fiorentina, due squadre oggi in lotta per l’Europa, sono gli unici gloriosi nomi che, in passato, hanno dovuto fare i conti con storie di fallimenti e ripartenze da zero. La Lazio, finita in cattive condizioni dopo la fine della vincente era Cragnotti, andò vicina al fallimento nel 2004. Solo una più che sostanziosa rateizzazione del debito, permise all’attuale patron, Claudio Lotito, di mantenere a galla la società biancoceleste.

Altre società invece, sull’orlo del crac o fallite del tutto, sono state costrette a ricominciare con pesanti penalizzazioni oppure retrocedendo d’ufficio in Serie D o nel Campionato dEccellenza. Il 2015 è stato il vero incubo per molte di esse: cominciamo con il vecchio e glorioso Parma. “Odissea” economico-societaria iniziata con la fine dell’epoca di Calisto Tanzi passando per l’esperienza poco felice di Tommaso Ghirardi. Non furono più pagati gli stipendi ai calciatori e dopo una retrocessione sul campo in Serie B, fu costretto a ripartire dai Dilettanti. Oggi la squadra ducale gioca in Lega Pro, sperando di tornare presto nel calcio che conta. Nelle serie minori, conobbero gli inferi Barletta, Monza e Savoia: un tempo squadre battagliere e con un passato anche nei cadetti. Anche Brescia, Lecce, Pisa e Varese non vivono condizioni migliori. Altri spiacevoli precedenti, verificatesi negli ultimi venti anni, portano i nomi di Arezzo, Campobasso, Cosenza, Foggia, Fortis Spoleto, Lucchese, Messina, Padova, Perugia, Piacenza, Reggina, Siena, Spal, Taranto, Treviso, Venezia, Viareggio.

Calciatore extracomunitario fotoPerché si arriva al fallimento e conseguente sparizione dal calcio professionisticoLa società Sport Man Procuratori Sportivi si chiede questo da moltissimo tempo. Alessio Sundas, conosce bene la situazione economico-finanziaria di diverse società. Diversi i casi “ballerini”, intenso è il lavoro, l’impegno che la stessa Sport Man offre per aiutare i club a resistere, continuare il loro cammino nel rispettivo campionato di categoria, scongiurando un’eventuale e definitiva uscita di scena. Lo stesso Procuratore Sportivo Sundas alza la voce, premendo affinché anche nelle squadre dei campionati minori possano entrare più extracomunitari che, in questo periodo storico, portano maggiori vantaggi rispetto ai nostri calciatori. L’analisi che si può tracciare è questa: squadre formate al loro interno da giovani calciatori italiani promettenti, alcuni non proprio dei campioni, ma comunque bravi. “Dei valori aggiunti per le loro società”. I problemi sorgono quando ci si siede al tavolo per parlare di stagione e contratto. Giocatori molto esigenti e dagli ingaggi stratosferici. Soldi che molti Presidenti, nonostante la loro passione e volontà, non possono proprio permettersi. Salvo iniziative dell’ultima ora che non conosciamo o non ci son pervenute, non siamo a conoscenza di alcuna iniziativa economico-finanziaria da parte della FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio, a sostegno di queste stesse società. Ciliegina amarissima su una torta già avariata in partenza, nessun introito (“ammesso che ce ne siano, sicuramente poca cosa”) proveniente da diritti TV, radiofonici o sponsor.

Un calcio italiano dai due volti”: quello d’elite, fatto in parte di stranieri, comunitari ed extra, in parte di giovani nostrani che, già quanto a diritti d’immagine, rappresentano un sostanzioso patrimonio da non buttare o sperperare. I diritti TV poi, acquisiti ogni anno dalle Leghe di A e B, completano l’opera. Insomma, un sistema funzionante dove il soldo c’è e circola anche bene. Sull’altra sponda troviamo un pallone decisamente più umile, povero che, rispetto al calcio professionistico, avrebbe bisogno di un maggior numero di extracomunitari in campo, ma conosce solo ferree limitazioni. Come mai quest’invocazione a furor di popolo? Nonostante l’invito ad accantonare o ridurre la presenza dello straniero nel calcio professionistico e i divieti imposti alle stesse categorie minori, i giocatori provenienti dall’estero sembrano essere l’unica, vera risorsa di sostentamento. Allo stato attuale dei fatti, facilmente prevedibile il braccio di ferro fra serie minori e vertici federali senza precedenti e senza esclusione di colpi.

Extracomunitari sì? Extracomunitari no? I Campionati minori, sulla scia di Amleto, rispondono in coro: “questo il dilemma”. La Sport Man tuona, per esattezza il suo Procuratore Sportivo nonché direttore della società stessa, Alessio Sundas. La mente di questa proposta, senza esitazione alcuna, esclama a voce sostenuta: “facciamoli venire ed ingaggiamoli. Ritratto di un pallone che ha due identikit: il primo di “Paperon de Paperoni”, il secondo del Duca della Forcoletta, povero e sgonfiato.

 

 

 

 

 

Fonte terza foto in basso a destra: MisterManager.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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