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Scolarizzazione dei rom: origine e storia raccontate da Maria Severino

scuolaRom e società civile, un rapporto molto intricato. Negli ultimi venti anni milioni e milioni d’immigrati hanno varcato le porte d’ingresso del nostro paese nella speranza di avere un futuro migliore, quel futuro che la loro terra non gli può offrire.

Alcuni di loro sono riusciti con il passare del tempo ad avere il permesso di soggiorno e un lavoro dignitoso, altri purtroppo non sono in regola e c’è chi per vivere si abbandona ad atti delinquenziali, commettendo anche reati molto gravi. Il legame rom-società civile rimane intricato, vuoi per certe forme d’intolleranza che sono mostrate da una parte della nostra società che non accetta persone di razza diversa, vuoi perché la crisi economica che stiamo vivendo non permette di avere le strutture idonee per accogliere queste persone. Ancora più delicata è la questione che riguarda i figli piccoli delle famiglie immigrate. Alcuni bambini riescono ad andare a scuola, a studiare e a costruirsi un futuro, altri purtroppo vivono all’insegna del vagabondaggio più totale con l’aggravante che spesso si fanno trovare in strada a chiedere l’elemosina o, peggio ancora, nel tentativo di rubare la borsa a qualche signora o donna anziana. Molte strutture di volontariato e la Comunità di Sant’Egidio da anni lavorano intensamente per offrire a queste persone una vita normale, nonostante i mezzi non siano sufficienti per aiutare tutti nel modo più equo. Il diritto allo studio da ben 64 anni è disciplinato costituzionalmente e anche in epoca moderna è una delle tante tematiche che sta più a cuore. La storia non smette mai di raccontarci fatti, aneddoti del passato, particolari sul rapporto rom-società civile e sul fronte "diritto all'istruzione" ha ancora molto da dire.

 

 

crisi-della-comunicazione-in-famiglia-e-abban-L-n7VrpyPensare che la scolarizzazione dei rom in Italia sia un fenomeno, figlio dell’età moderna, è quanto di più sbagliato ci possa essere. I primi casi di scolarizzazione dei bambini rom sono cominciati agli inizi degli anni 60’, grazie alla fermezza, tenacia e, per dirla sinceramente, anche al coraggio di un’insegnante, all’epoca giovane promettente docente di scuola elementare, Maria Severino. La signora Severino, siciliana di nascita, ha iniziato la sua carriera d’insegnante nell’autunno del lontano 1955, insegnando prima in alcuni istituti di Catania. Successivamente si è trasferita a Roma, dove ha continuato l’insegnamento in una scuola del quartiere Quadraro di Roma. Quadraro e Quarticciolo, zone all’epoca più periferiche, degradate piuttosto che popolari, furono i due quartieri dove la giovane Maria incontrò alcuni piccoli bambini che, invece di stare sui banchi di scuola, se né andavano in giro per strada, abbandonati a se stessi. Il diritto allo studio è un diritto sancito dalla nostra Costituzione; educare il figlio e istruirlo è un dovere civico, un dovere morale di ciascun genitore, un dovere al quale nessuna famiglia poteva sottrarsi. Chi si sottraeva era punibile dal codice penale, ma erano punibili anche quegli insegnanti che, venendo a conoscenza di fatti riguardanti bambini della strada senza istruzione, non denunciavano alle autorità competenti i casi di abbandono scolastico. Un tempo l’obbligo scolastico era fissato fino al conseguimento della licenza media, oggi tale obbligo si estende fino alle scuole superiori e i casi di giovani che interrompono gli studi sono consistenti anche se il nostro Stato, ha un atteggiamento più morbido di fronte a questi casi, complici una crisi economica che non sembra conoscere tregua e gli alti costi dei libri scolastici che non tutti si possono permettere. Per l’insegnante Maria Severino introdurre questi ragazzi nel mondo della scuola, dell’apprendimento e dello studio era più di un semplice dovere morale. Fu così che la scolarizzazione dei bimbi rom prese piede in Italia e per questa docente, all’epoca una ragazza molto giovane, togliere questi piccoli dalla strada e istruirli era una missione con tanto di M maiuscola. I problemi e i contrasti incontrati, oltre che una burocrazia difficile anche cinquant’anni or sono, furono numerosi, ma alla fine questa missione trovò l’appoggio di molte persone, compreso Mons. Nicolini, storico fondatore della Fondazione Opera Nomadi che la stessa Severino conobbe e con il quale instaurò un solido rapporto di collaborazione. Pochissimi i contatti e le occasioni d’incontro con personalità delle istituzioni. Fare politica non era nei piani della Severino, solo aiutare. Il rapporto di collaborazione con lo stesso Mons. Nicolini si concretizza con la nomina della signora Severino a Presidente della Fondazione teste citata, incarico che ricoprì per un paio di anni e che lasciò ai primi anni 90’. “Gli immigrati una volta entrati nel nostro paese, devono essere accolti e non abbandonati altrimenti è meglio che le nostre frontiere non vengano aperte”. Frase molto significativa che invita a non illudere e dare false speranze a chi merita una vita normale. Maria ci ha voluto concedere un’intervista, nel corso del quale ci ha raccontato l’origine e la storia della scolarizzazione dei rom oltre che del suo personale rapporto con un mondo, un tempo sconosciuto, nuovo e inedito.

 

Link video:

http://www.youtube.com/watch?v=5j1CEBp_xwc

http://www.youtube.com/watch?v=gTYE_Ue28ms

 

 

 

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