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Ilva: il dramma di 5000 dipendenti, innocenti e senza colpa alcuna

Ilva-Taranto1Ilva, un nome, un’azienda, un patrimonio industriale, un mega problema italiano allo stato attuale senza prospettiva alcuna di soluzione, un dramma che rischia di portare a un vicolo cieco e senza uscita. Come sempre accade a rimetterci sono solo loro, i dipendenti. Operai giovani, meno giovani, padri di famiglia, gente che rischia seriamente di trovarsi senza lavoro, senza soldi per se stessi e i loro figli, senza più dignità.

Un dramma sociale, scoppiato quest’estate e culminato con la decisione più tragica, una decisione che queste cinquemila anime in cuor loro si aspettavano, ma finché la speranza è l’ultima morire, sperare non è mai un reato anzi continuare a sperare è la medicina migliore per affrontare i problemi con un po’ più di serenità, per quanto non sia facile. Ora anche la parola serenità comincia a essere vista come un miraggio, un’utopia; l’azienda ha deciso di chiudere gli stabilimenti per tutti gli operai, persone che hanno dato anima, corpo e chiedono solo di lavorare, la fine sembra ormai dietro l’angolo. La magistratura ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare: sette sono i nomi che iniziano a essere iscritti nel registro degli indagati, fra questi in primis il Presidente Bruno Ferrante che però ha detto di non voler lasciare e rimanere saldamente al suo posto, con l’intento di continuare a svolgere il suo compito. Gli altri nomi sono: Fabio Riva, amministratore delegato dell’azienda, il direttore generale dell’azienda Adolfo Buffo, Girolamo Archinà, Lorenzo Liberti, l’ex Assessore all’ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, e l’ingegnare Carmelo Delli Santi. Un primo passo che sul fronte penale non dice nulla, la strada è ancora lunga prima di definire in via ufficiale responsabilità e veri colpevoli con tanto di nome e cognome. In questo momento l’unico quesito che ci si pone è “perché ancora una volta si assiste alla triste fine di un’importante azienda? Com’è potuto accadere tutto questo?”

Gli unici operai rimasti a lavorare sono quelli addetti al reparto Servizi e Manutenzione, un’area che ha già subito una drastica riduzione di personale, l’Ilva ha deciso di fare ricorso al tribunale del Riesame e fino a quando non ci sarà la pronuncia, tutti i dipendenti dell’area a freddo saranno a carico dell’azienda. La parola cassa integrazione ancora non entra a far parte del vocabolario di queste persone, gli altri dipendenti andranno tutti a casa. Non c’è umiliazione peggiore di questa. Il Presidente Ilva, Bruno Ferrante, interpellato dai giornalisti dice: “Spero in un pronunciamento rapido, entro pochi giorni. Non mi aspettavo un intervento della magistratura di questo tipo. Il Governo ha avuto grande attenzione e dall'incontro di giovedì spero vengano passi avanti”. Fim, Fiom e Uilm sono in sciopero, in segno di protesta dopo la decisione aziendale di chiudere l’area a freddo e mettere alla porta gli operai. Lo sciopero dovrebbe terminare alle 23 di stasera, per la giornata di domani è previsto un importante incontro fra gli stessi sindacati, chiusi ora nel massimo silenzio, e il rappresentante del personale Ilva, Enrico Martino. Il caso dell’azienda tarantina mette il Governo in apprensione.

ilva-taranto-1Il Premier Mario Monti si è recato al Quirinale dal Presidente Napolitano per discutere su un possibile intervento urgente da effettuare per salvare le cinquemila anime del colosso industriale, un patrimonio importante per il nostro paese e la sua produttività globale. Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha precisato: “Quello di giovedì non sarà un incontro interlocutorio. Contiamo di uscire con un provvedimento, lavoriamo a un decreto per l'applicazione dell'Aia. Stiamo lavorando con il Presidente Monti e i ministri a una soluzione per l'applicazione dell'Aia, unica strada per il risanamento”.Non solo lavoro, quando si parla di Ilva, ma anche la salute fa da padrona dentro questo abnorme problema: “Il governo ha sempre detto che ambiente, salute e sviluppo devono stare insieme e questo è l'impegno di tutti. Siamo di fronte ad una situazione assolutamente nuova, inedita e cercheremo di dare come governo il nostro apporto”. Questo è quanto dichiarato dal Ministro della Salute, Renato Balduzzi. Taranto, una città ferita nell’animo, delusa, arrabbiata, tutela del lavoro e della salute sono due tematiche fortemente unite fra di loro, ma il caso rischia di diventare anche un problema di ordine pubblico. Rabbia e tensione sono alle stelle, il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, non ha nascosto i suoi timori: “Il rischio di problemi legati all’ordine pubblico c'è ed è anche notevole. La situazione è molto preoccupante perché i posti di lavoro messi in discussione sono tantissimi, non sono solo quelli di Taranto ma riguarda anche l'indotto”. Precarietà, licenziamenti, disoccupazione, cassa integrazione e malesseri globali, il tutto condito anche da qualche possibile imprudenza e presunto errore commesso, non si sa ufficialmente ancora da chi: aspettando il prosieguo delle indagini e i responsi ufficiali della magistratura su chi è veramente responsabile o chi non lo è, gli effetti collaterali di questa crisi economica non vogliono conoscere la parola fine. Anche l’Ilva e i suoi operai sono finiti dentro la maledetta morsa della recessione.

 

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