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Minacce, querele e querele temerarie: un solo grido, “STOP”

No querele querele temerarie e minacce 015125 le querele ricevute ed infondate. 911 le citazioni in giudizio con richieste di risarcimento.

Circa 54 milioni di euro spesi per procedimenti giudiziari, 45.6 milioni di euro di risarcimento danni richiesti, 6 anni di attesa prima di conoscere una sentenza di primo grado, 103 anni di galera scontati. Ciliegina al cianuro sulla torta, a voler completare un quadro già disonorevole di suo, 30 sono costretti a vivere sotto scorta, 3.000 hanno denunciato di aver subito minacce, 30.000 le vittime di intimidazioni. Questi i dati, a dir poco inquietanti ed allarmanti, raccontati dall’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione. “Il difficile mestiere del giornalista”. Gli ultimi due anni, rispettivamente 2015 e 2016 che fra un mese ci saluterà, sono i più preoccupanti in assoluto. 800 gli operatori dell’informazione nel mondo che ci hanno rimesso la pelle in nome di un sacrosanto dovere e diritto al tempo stesso: “informare, garantendo al cittadino il diritto ad essere informati”. Peppino Impastato, Walter Tobagi, Pippo Fava, Giancarlo Siani. Quattro uomini, quattro volti di un passato sanguinoso per la nostra informazione. Giuseppe Marrazzo, detto Joe. Un'icona della vecchia RAI, minacciato numerosissime volte per le sue inchieste scomode. Marco Luchetta, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Marcello Palmisano, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni: alcuni dei colleghi che hanno perso la loro vita per informare oltre i nostri confini. Amalia De Simone, Federica Angeli, Paolo Borrometi, Roberto Saviano, Sandro Ruotolo. Sono alcuni dei diversi nomi di colleghi minacciati, che hanno subito atti intimidatori o di violenza allo stato puro, costretti ad una dura vita sotto scorta.

No querele querele temerarie e minacce 02Ieri mattina a Roma, in Piazza delle Cinque Lune, a pochissimi passi da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, Consiglio Nazionale dell’Ordine, ODG Lazio, Articolo 21, No Bavaglio, Pressing-Giornalisti in rete, si son riuniti per manifestare contro questi infami attacchi alla libertà di stampa e di espressione, al diritto di critica e di cronaca, alla libertà d’informazione, al diritto ad essere informati, al diritto di conoscere e sapere il bene più prezioso al mondo: “la verità”. STOP alle minacce, alle querele ingiuste e a quelle ricevute solo per provocare “terrore”. Impaurire chi informa è il mezzo, tipicamente italico, usato da chi non ama l’informazione corretta, imparziale, ritenendola scomoda. Querelare un giornalista solo per il principio di aver raccontato un fatto di forte rilevanza mediatica ed impatto sociale. “Allo schifo non vi è mai fine”. Tanti, troppi puntano l’indice contro chi ama e lavora per la verità. Verità disprezzata a favore del silenzio totale, del buio, dell’omertà per professione. “E se tu giornalista parli troppo, importi il bavaglio con la coercizione psico-fisica è ciò che resta da fare”. L’intera categoria professionale dice il suo chiaro NO a tutto questo.

Classe politica-media italiani: “scontro senza esclusione di colpi e senza fine”. Una disputa lunga, di vecchissima data; situazione letteralmente peggiorata dal 1992, anno dello scoppio di Tangentopoli, in poi. Una legge sulla diffamazione a mezzo stampa già presente, che ha fatto parecchi danni. Una proposta di legge ferma al Senato da troppo tempo e che tutti i giornalisti italiani invocano a squarciagola. Minacce, querele e querele temerarie: “da stroncare al più presto e punire chi usa e abusa troppo della querela come chirurgica intimidazione”. Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Anti-Mafia, il Vice Presidente della stessa, l’Onorevole Claudio Fava, il Vice Ministro della Giustizia, Filippo Bubbico, i Senatori Beppe Lumia e Monica Cirinnà. L’Onorevole Rosy Bindi ha voluto precisare in merito: “una relazione è stata approvata all’unanimità e trasmessa al Parlamento, che ha avviato iniziative legislative. Ora chiediamo alla commissioni parlamentari di comportarsi di conseguenza”. Un messaggio a tutti i colleghi che vivono il quotidiano, accompagnati con la scorta: “non vi lasceremo soli”.

Angeli Federica foto giornalistaLa vita sotto scorta? Una prigione! Gli arresti domiciliari! La denuncia di Federica Angeli, giornalista e redattrice del quotidiano La Repubblica. “La mia colpa? Una semplice domanda posta ad un collaboratore di giustizia sui presunti rapporti, legami fra il clan dei Casalesi e i servizi segreti”. Domanda ritenuta un’infangata e che, stando a quanto svelò un'intercettazione ambientale disposta dalla magistratura, avrebbe scaturito testuali parole: "è un'infangata, questo Ruotolo lo "possano squartare vivo”. Questa la paurosa e fondata minaccia. Causa questa "scomoda" domanda, è radicalmente cambiata la vita di Sandro Ruotolo. Non un semplice giornalista, anche un uomo di servizio pubblico, da anni instancabile compagno di lavoro del collega Michele Santoro. Minacce, querele e querele temerarie: un solo grido, “STOP”.

 

 

 

Nella terza foto in basso a sinistra, la giornalista del quotidiano La Repubblica Federica Angeli. Autrice di numerose inchieste sul "malaffare romano", costretta alla dura vita sotto scorta da diverso tempo

 

 

 

Foto: Marco Chinicò

 

 

 

 

 

Video "Federica Angeli e Sandro Ruotolo: "la dura vita sotto scorta"

Fonte video: canale YouTube Chinics News

Link videohttps://www.youtube.com/watch?v=zrOfBQLN2rM&feature=youtu.be

 

 

 

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