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Produzione olio di palma: Wilmar accusata di abusi, azienda “smonta” rapporto Amnesty

Olio di Palma foto produzione IndonesiaWilmar. Azienda agro-alimentare che opera nel campo della piantagione di palme da olio e conseguente produzione di olio di palma.

Un alimento sul quale si è molto puntato l’indice, presente nelle merendine che solitamente si offrono ai nostri bambini e nei tanto amati cornetti che assaporiamo ogni mattina, insieme ad un bel cappuccino caldo, prima di iniziare le nostre “fatiche quotidiane”. Numerose le piantagioni presenti in Indonesia; piantagioni, però, prese di mira non molto tempo fa da un particolare rapporto. “Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti”. Questo il nome di una lunga, difficile indagine, che porta la firma di Amnesty International. Indagine che ai vertici di Wilmar inizia ad essere parecchio indigesta. Sfruttamento dei minori sul lavoro, donne che prestano la loro manodopera in cattivissime condizioni, paghe che sono al di sotto e di molto del minimo sindacale. Un piano accusatorio pesante e che la stessa Wilmar cerca di nascondere, ma come? A quanto sembra, facendo firmare un documento ai rappresentanti sindacali dei rispettivi lavoratori, costringendo quest’ultimi a negare quanto denunciato dalla stessa Amnesty. Il tutto con l’esplicita “condictio sine qua non” o minaccia, a voler essere ancora più chiari: se non firmano, nella migliore delle ipotesi vengono trasferiti in campi da piantagione molto più lontani dalle loro rispettive famiglie. Nella peggiore delle ipotesi, rischiano il licenziamento. Dunque, la perdita definitiva del posto di lavoro.

 

Il Governo dell’Indonesia, preso atto di questo rapporto presentato dalla nota Organizzazione Internazionale lo scorso 29 novembre 2016, ha promesso un’indagine interna, ma al momento di quest’ultimo si sa molto poco per non dire quasi nulla. Amnesty non ci sta, sbatte i pugni, alza la voce e, senza alcun giro di parole, dichiara apertamente: “la loro difficile situazione è tutt'altro che agevolata dalla completa mancanza d'azione del governo indonesiano su quanto denunciato nel nostro rapporto dello scorso novembre. A gennaio, durante un incontro con le rappresentanze sindacali, la Wilmar ha preteso che i lavoratori firmassero un documento in cui smentivano che gli abusi denunciati da Amnesty International avessero luogo nelle loro piantagioni. Qualsiasi dichiarazione estorta dalla Wilmar mediante coercizione, anche con la minaccia di licenziamento, non è valida dal punto di vista legale. L'atteggiamento dell'azienda è molto preoccupante dato che sta cercando di screditare pubblicamente le prove raccolte da Amnesty International. Wilmar ha deciso di ricorrere a questa tattica dopo che la stampa aveva diffuso la notizia che il governo indonesiano avrebbe svolto un'indagine approfondita sulle denunce contenute nel rapporto di Amnesty International. Siamo contenti che il governo indonesiano abbia preso quell'impegno, ma nei tre mesi successivi alla pubblicazione del rapporto non abbiamo visto nulla. Ribadiamo la necessità di un'indagine urgente. Alla luce del tentativo della Wilmar di screditare il nostro rapporto e della sua mancanza di azione su quanto abbiamo denunciato, il governo indonesiano deve rispettare l'impegno a istituire una task force per indagare”. Queste le parole di Seema Joshi, Direttrice del team Imprese e diritti umani di Amnesty International.

I "piani alti" dell'azienda agro-alimentare smentiscono il tutto affermando che le firme poste dai rappresentanti sindacali sul documento incriminato sono state poste volontariamente senza alcuna imposizione o coercizione di sorta. In attesa della possibile Task Force annunciata dall’esecutivo locale, l’apprensione per l’effettiva condizione di questi lavoratori è alle stelle. Amnesty preme, Wilmar gioca a nascondino…a quanto sembra”. Tanto timore incute l’olio di palma per la nostra salute, altrettanto il presunto atteggiamento di Wilmar verso i suoi dipendenti. 

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